Apple testa le RAM cinesi, nuovo fornitore o tecnica di negoziazione?

Recentissime indiscrezioni confermano che Apple ha iniziato a valutare i moduli di memoria DRAM prodotti dalla società cinese CXMT. Questa mossa si inserisce all’interno di una complessa strategia politica, evidenziata dalle pressioni che il colosso californiano sta esercitando sull’amministrazione

Apple testa le RAM cinesi, nuovo fornitore o tecnica di negoziazione?
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Recentissime indiscrezioni confermano che Apple ha iniziato a valutare i moduli di memoria DRAM prodotti dalla società cinese CXMT.

Questa mossa si inserisce all’interno di una complessa strategia politica, evidenziata dalle pressioni che il colosso californiano sta esercitando sull’amministrazione Trump.

L’intento della società statunitense è quello di ottenere un allentamento dei controlli e l’autorizzazione per acquistare componenti da un’azienda che, attualmente, figura nella lista nera del Pentagono a causa di presunti legami con l’Esercito Popolare di Liberazione.

Secondo quanto emerso da diverse fonti finanziarie, i vertici del marchio di Cupertino stanno lavorando attivamente per mitigare le potenziali reazioni negative della politica di Washington, qualora decidessero di impiegare risorse di memoria provenienti da CXMT e YMTC esclusivamente per i dispositivi venduti all’interno dei confini cinesi.

Apple valuta le RAM di CXMT, saranno usate solo in Cina?

Tim Cook
Crediti: Apple

Da un punto di vista strettamente finanziario e logistico, l’operazione solleva diversi dubbi. Gran parte della capacità produttiva di CXMT risulta già vincolata da rigidi accordi a lungo termine, rendendo difficile garantire forniture massicce a nuovi clienti. Inoltre, l’enorme produzione di memorie DDR ottimizzate per i processi IA non risponde alle specifiche necessità ingegneristiche dell’azienda californiana.

Per quanto riguarda le memorie LPDDR, essenziali per l’uso sui dispositivi mobili, i costi proposti dall’azienda asiatica si allineano quasi perfettamente a quelli dei tre grandi leader del settore: Samsung, SK Hynix e Micron. Un ulteriore e severo limite è rappresentato dal fatto che i chip cinesi potrebbero essere installati unicamente su prodotti destinati al mercato interno del Paese asiatico, riducendo drasticamente il potenziale commerciale dell’accordo.

L’avanzamento tecnologico come fattore di attrazione

Nonostante queste evidenti limitazioni commerciali, CXMT sta rapidamente colmando il divario che la separa dai colossi occidentali e sudcoreani. L’azienda asiatica sta esplorando tecnologie avanzate come il Wafer-to-Wafer (W2W) Hybrid Bonding per le DRAM di prossima generazione.

Questa tecnica, attualmente in fase di collaudo presso una linea pilota situata nella città di Hefei, prevede la costruzione separata delle celle di archiviazione dati e dei circuiti logici di controllo su wafer di silicio distinti, per poi fonderli verticalmente tramite un processo di assemblaggio avanzato.

Il risultato finale garantisce un incremento significativo della densità di memoria, una netta riduzione dei tempi di latenza e una migliore efficienza energetica complessiva. Includere CXMT nella propria catena di approvvigionamento garantirebbe a Cupertino l’accesso diretto e immediato a queste specifiche novità, utili per la progettazione di dispositivi sempre più sottili ed efficienti.

La vera strategia dietro l’apertura

Le analisi elaborate dagli esperti di Bank of America offrono una chiave di lettura diversa e spiccatamente pragmatica. L’avvicinamento al produttore cinese potrebbe non essere dettato dalla reale necessità di garantirsi enormi volumi di fornitura, quanto piuttosto da una calcolata manovra di mercato.

Sfruttando la potenziale partnership con CXMT, la società statunitense acquisirebbe un peso contrattuale decisamente superiore durante le imminenti negoziazioni per i prezzi dei contratti previsti per la seconda metà dell’anno o per il 2027.

Anche se i volumi di acquisto effettivi dalla Cina dovessero rimanere esigui, la semplice opzione di un fornitore alternativo funge da potente strumento di pressione nei confronti di Samsung, SK Hynix e Micron.

In questo modo, l’azienda di Cupertino potrebbe costringere i suoi fornitori storici a offrire condizioni economiche molto più vantaggiose per evitare di perdere preziose fette di mercato.

Questo articolo Apple testa le RAM cinesi, nuovo fornitore o tecnica di negoziazione? è stato pubblicato in origine su GizChina.it.