Che guaio, Motorola! Iniettati codici di affiliazione Amazon all’insaputa dell’utente

Una situazione decisamente insolita e preoccupante sta coinvolgendo i possessori di smartphone Motorola, compresi i costosi dispositivi di fascia altissima come il nuovo e costoso Razr Fold. Diversi utenti hanno segnalato un comportamento anomalo del software di sistema, il quale intercetta l’apertu

Che guaio, Motorola! Iniettati codici di affiliazione Amazon all’insaputa dell’utente
Motorola razr 70 Series hands-on

Una situazione decisamente insolita e preoccupante sta coinvolgendo i possessori di smartphone Motorola, compresi i costosi dispositivi di fascia altissima come il nuovo e costoso Razr Fold.

Diversi utenti hanno segnalato un comportamento anomalo del software di sistema, il quale intercetta l’apertura dell’applicazione di Amazon per inserire, in modo del tutto silente, un codice di affiliazione.

Purtroppo, l’uso fraudolento di questi codici non è una novità assoluta nel mondo tecnologico, basti pensare a quanto accaduto con l’estensione per browser Honey, ma il caso che sta interessando i terminali del noto marchio raggiunge livelli di ambiguità piuttosto elevati.

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Tutto accade in una frazione di secondo. Quando l’utente preme l’icona di Amazon situata nel drawer delle applicazioni, il sistema operativo non avvia direttamente il noto e-commerce. Al contrario, apre per un breve istante il browser web per poi reindirizzare immediatamente all’applicazione nativa, portando con sé un codice di affiliazione.

Questo fenomeno sfugge facilmente alla vista, trattandosi di un rapidissimo sfarfallio dello schermo. Curiosamente, la deviazione si verifica esclusivamente se l’avvio parte dalla lista di tutte le app, mentre le scorciatoie posizionate nella schermata principale sembrano al momento immuni dal difetto.

La scoperta iniziale si deve a un possessore di Motorola Razr 60 Ultra che, attraverso i forum online, ha condiviso i log di sistema ottenuti tramite strumenti di debug. I registri hanno evidenziato chiaramente come il sistema indirizzi le persone verso un indirizzo web intermedio anziché lanciare semplicemente il programma desiderato.

Il responsabile e i collegamenti misteriosi

Scavando a fondo, i file di registro di rete hanno mostrato continue connessioni verso un dominio specifico legato a un servizio specializzato nell’inserimento di annunci pubblicitari sugli smartphone.

L’indiziato principale è un’applicazione preinstallata denominata Smart Feed, presente su numerosi modelli, inclusa la recente famiglia di pieghevoli Razr del 2026. Le indagini dimostrano che il problema emerge con precisione in concomitanza con la versione 2.03.0070 di questo componente software, mentre la release precedente risulta del tutto estranea alla vicenda.

Ad infittire il mistero contribuisce la strana destinazione del reindirizzamento. Il telefono contatta un portale web riconducibile a una influencer del settore moda, identificata come Kira Abboud.

Tuttavia, l’indirizzo incriminato non compare su nessuno dei profili social ufficiali della donna e il codice di affiliazione effettivo, identificato dalla stringa sramz-kff-008-20, è completamente diverso da quelli regolarmente promossi dalla creatrice di contenuti.

Appare del tutto privo di logica il motivo per cui un grande produttore di hardware dovrebbe intercettare le commissioni di Amazon per poi farle transitare attraverso i riferimenti di una personalità del web senza alcun legame contrattuale o commerciale apparente con l’azienda.

Soluzioni temporanee e possibili

In attesa di un comunicato ufficiale in grado di chiarire l’accaduto, esiste un metodo rapido per tutelarsi e interrompere il fastidioso comportamento. Trattandosi di un programma preinstallato, è sufficiente recarsi nelle impostazioni generali dello smartphone, accedere alla sezione dedicata alla gestione delle applicazioni, cercare la voce Smart Feed e procedere alla sua disattivazione.

Questa semplice operazione blocca istantaneamente le deviazioni non autorizzate, senza compromettere la stabilità e il funzionamento del terminale.

Dal punto di vista puramente investigativo, la natura disordinata di questa implementazione suggerisce che potrebbe non trattarsi di una precisa mossa architettata dai vertici societari per generare profitti occulti.

La palese stranezza del finto sito web e dei codici asimmetrici fa propendere per un’azione scorretta imputabile a qualche fornitore di servizi pubblicitari di terze parti, oppure a una grave svista nel controllo qualità del software integrato.

In ogni caso, rimane l’urgenza assoluta di fare piena luce su una vicenda che rischia di minare seriamente la fiducia dei consumatori verso la sicurezza dei propri dispositivi personali.

Questo articolo Che guaio, Motorola! Iniettati codici di affiliazione Amazon all’insaputa dell’utente è stato pubblicato in origine su GizChina.it.