Dalla prossima settimana ci saranno altri negozi di app sul Google Play Store
La complessa disputa giudiziaria tra Google e la nota azienda videoludica Epic Games giunge al termine, portando con sé un importante cambiamento. A partire dal 22 luglio 2026, gli utenti statunitensi assisteranno a una novità assoluta per i terminali Android, poiché l’azienda californiana è stata o

La complessa disputa giudiziaria tra Google e la nota azienda videoludica Epic Games giunge al termine, portando con sé un importante cambiamento.
A partire dal 22 luglio 2026, gli utenti statunitensi assisteranno a una novità assoluta per i terminali Android, poiché l’azienda californiana è stata obbligata a consentire l’inclusione di negozi digitali alternativi direttamente all’interno del proprio Play Store.
Questa mossa chiude la lunga controversia legale, stabilendo nuove regole per la distribuzione del software e delineando una maggiore possibilità di scelta per i consumatori e gli sviluppatori, segnando così la fine di un monopolio di fatto sulla piattaforma.
Il Google Play Store integrerà negozi di app terzi

Sin dalle prime fasi del contenzioso, una delle richieste principali avanzate da Epic Games riguardava non solo l’apertura di Android a mercati esterni, ma l’effettiva ospitalità di tali piattaforme all’interno del negozio ufficiale di Google.
Dopo una dura resistenza iniziale per respingere tale obbligo, l’azienda ha infine scelto di abbandonare la sua battaglia e rinunciare a modificare l’ingiunzione del tribunale statunitense.
In una dichiarazione formale, i vertici aziendali hanno confermato di aver trovato un’intesa per ritirare la mozione, preferendo evitare di prolungare un processo che avrebbe causato solo uno spreco di denaro.
L’azienda ha spiegato che questa decisione permette di concentrare tutte le energie sull’evoluzione del modello di business globale, offrendo tariffe più basse e garantendo al contempo un livello di sicurezza sempre elevato, nel totale rispetto delle disposizioni espresse dal giudice.
I meccanismi di distribuzione condivisa
Il nuovo assetto impone regole ben precise per l’integrazione delle applicazioni e dei giochi. I mercati alternativi avranno la facoltà di includere nei propri cataloghi i titoli presenti sulla piattaforma ufficiale di Google, potendo mostrare in totale trasparenza i nomi, le icone, le descrizioni e i vari contenuti multimediali forniti dai creatori del software.
Sebbene gli sviluppatori abbiano il diritto di opporsi e negare questa condivisione delle proprie pagine prodotto, l’opzione standard prevede che le procedure di download vengano comunque completate attraverso l’infrastruttura di Mountain View.
Ciò significa che le condizioni contrattuali rimarranno inalterate e le consuete commissioni sui servizi continueranno a essere applicate a tutte le installazioni effettuate sfruttando questi canali intermediari.
Condizioni economiche e standard di sicurezza
L’apertura ai concorrenti non avverrà senza l’imposizione di rigorose misure di controllo e precisi limiti geografici.
Per poter accedere a questa integrazione, i gestori delle piattaforme esterne dovranno versare una tassa di accesso annuale pari a 5.000 dollari, somma esplicitamente richiesta per coprire i costi delle revisioni inerenti le politiche e la sicurezza del sistema. Questa iniziativa rimarrà strettamente limitata al territorio degli Stati Uniti d’America.
I distributori di terze parti saranno inoltre obbligati a conformarsi a criteri molto severi: dovranno adottare politiche di sicurezza chiare e prive di discriminazioni, mantenere i propri sistemi aperti a qualsiasi sviluppatore idoneo e vietare severamente la distribuzione di applicazioni al di fuori del suolo statunitense.
Infine, a tutela dei consumatori, le piattaforme esterne dovranno garantire e dimostrare empiricamente che meno dell’1% dei tentativi di installazione contenga codice dannoso o malware, assicurando in questo modo un’esperienza sempre affidabile e protetta.
Questo articolo Dalla prossima settimana ci saranno altri negozi di app sul Google Play Store è stato pubblicato in origine su GizChina.it.