Ho provato il foldable (quasi) senza compromessi e ora non riesco più a farne a meno
Mentre la maggior parte dei produttori di smartphone pieghevoli sembra orientarsi verso un formato più basso e largo simile a un passaporto, incluse Samsung con Galaxy Z Fold 8 e Apple con il suo tanto atteso iPhone Ultra previsto per settembre, c’è chi sceglie di perfezionare la formula originale.

Mentre la maggior parte dei produttori di smartphone pieghevoli sembra orientarsi verso un formato più basso e largo simile a un passaporto, incluse Samsung con Galaxy Z Fold 8 e Apple con il suo tanto atteso iPhone Ultra previsto per settembre, c’è chi sceglie di perfezionare la formula originale.
Sto ovviamente parlando di vivo che, con il suo X Fold 6 da poco reso disponibile in Cina, sembra voler dimostrare che questo formato più grande ha ancora moltissimo da offrire ed è molto lontano dall’essere stato perfezionato dai suoi rivali.
L’azienda porta sul piatto delle specifiche che possono dare filo da torcere anche a diversi flagship tradizionali mentre allo stesso tempo porta il proprio software ad un livello di raffinatezza e completezza che dovrebbe spaventare gli altri player del settore dei pieghevoli.
L’obiettivo di vivo è chiaramente quello di portare nelle mani dei consumatori non solo un valido smartphone con un’ottima autonomia e una fotocamera affidabile, ma anche un compatto tablet che rende possibile un multitasking così avanzato da rendere quasi superfluo il possesso di un classico PC.
I marchi concorrenti devono prendere tutti nota: così si giustifica il prezzo di un foldable, creando un’esperienza d’uso impossibile da replicare su prodotti di altra natura.
vivo X Fold 6 hands-on: la prova del pieghevole (quasi) senza compromessi
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Bello da vedere ma anche da utilizzare
L’impatto iniziale con l’hardware del vivo X Fold 6 lascia senza parole. La qualità costruttiva si percepisce in ogni elemento fisico delo smartphone.
Il pannello posteriore, che vanta una finitura satinata realizzata in fibra di vetro rinforzata con plastica, ha uno dei colori più belli che io abbia mai visto su uno smartphone. In questa colorazione chiamata “Blue Cave“, attira l’attenzione senza però risultare pacchiano e rinunciare all’eleganza di un oggetto di pregio qual è.
È quasi un peccato coprirlo, nonostante in confezione sia presente una stupenda cover dalla finitura gommata che si abbina perfettamente al pieghevole.

Il telaio in alluminio opaco è apprezzatissimo, basta con gli smartphone lucidi e sempre sporchi. Le certificazioni IP58 e IP59 garantiscono la migliore protezione disponibile contro acqua e polvere per questa categoria di prodotto, un dettaglio di vitale importanza per un terminale dotato di parti meccaniche in movimento che in passato hanno rappresentato il suo tallone d’Achille.
L’azienda non si è però accontentata dell’estetica ma ha lavorato anche sulla resa dei display. Lo schermo esterno da 6,51″ in formato 20,3:9 utilizza un pannello LTPO con materiale luminescente BOE Q11. È perfetto per l’utilizzo a una mano, avendo una forma simile a quella di un normalissimo smartphone tradizionale.
Aprendo il dispositivo tramite la solida cerniera, si viene accolti da uno schermo interno da 8,02” con proporzioni 4:3,7 (è quasi quadrato), realizzato con pannello LTPO Samsung M14.
Entrambi i display vantano una frequenza di aggiornamento che varia da 1 Hz a 120 Hz, supporto per i contenuti Dolby Vision e una luminosità di picco locale che raggiunge l’incredibile valore di 5.000 nit, garantendo una resa spettacolare sia dei contenuti multimediali locali che quelli riprodotti in streaming.
A muovere vivo X Fold 6 troviamo uno dei processori più potenti ed efficienti di questa generazione, il MediaTek Dimensity 9500 Super a 3 nm.
Le prestazioni sono impeccabili, ma ciò che mi ha stupito maggiormente è la gestione dei consumi: il chip scalda raramente e solo se messo sotto estremo stress (sto utilizzando la modalità desktop collegandolo agli occhiali ROG Xreal X1 per metterlo sotto sforzo). Durante il normale utilizzo dello smartphone, tutto si muove fluido e reagisce istantaneamente, anche quando si utilizzano le avanzate funzioni di multi-tasking (di cui parleremo tra poco).
La batteria più grande mai vista su un pieghevole
Nonostante lo spessore ridotto di circa 4,4 mm da aperto, il produttore è riuscito a integrare una mastodontica batteria da ben 7000 mAh. Questa capacità rappresenta un record assoluto per gli smartphone pieghevoli attuali e supera persino molti dei flagship tradizionali.
La batteria sfrutta una tecnologia che l’azienda definisce “a stato semi-solido di terza generazione” e un anodo in silicio “di quinta generazione“, offrendo un’eccezionale densità energetica e una straordinaria resistenza al freddo. Lo smartphone, infatti, è certificato per funzionare regolarmente e mantenere un’erogazione di potenza stabile persino a temperature estreme di -20°C.
Con una tale riserva di energia, coprire due giorni interi di utilizzo intenso è una realtà, anche utilizzando parecchio lo schermo interno.

Quando è il momento di ripristinare la carica, il sistema supporta la ricarica cablata a 80 W e quella wireless a 40 W, riportando il dispositivo al massimo della sua capacità in tempi brevi.
Estremamente utile è anche la funzione Bypass Charging, che permette di alimentare direttamente il sistema durante l’uso intenso, riducendo l’usura della cella e limitando il surriscaldamento.
Le fotocamere non sono un pensiero secondario
Sul fronte fotografico, il vivo X Fold 6 vuole portare il più vicino possibile allo zero il numero di compromessi necessari per uno smartphone pieghevole.
Il modulo posteriore, abbastanza sporgente e sviluppato in partnership con ZEISS, si posiziona ai vertici della categoria. La fotocamera principale si affida a un enorme sensore Samsung HPB da 200 MP con una grandezza di 1/1,4″ e apertura f/1.68, capace di catturare una quantità di luce e dettagli impressionante in praticamente ogni condizione di illuminazione.
Certo, i cameraphone tradizionali come vivo X300 Ultra fanno meglio, ma nella categoria dei pieghevoli questo X Fold 6 non ha rivali, riuscendo a giocarsela con (e in alcuni casi persino superare) altri top di gamma classici come gli ultimi iPhone. E sto parlando di pura qualità e pulizia delle immagini.

A questa si affianca un teleobiettivo periscopico da 50 MP, basato sul sensore Sony LYT-602 da 1/1,95″, che offre uno zoom ottico 3x corrispondente a una focale di 70 mm. Questo obiettivo si spinge fino a un ingrandimento digitale di 100x (che ovviamente come per tutti gli zoom così spinti sugli smartphone è praticamente inutilizzabile) ma funge anche da eccellente macro fino a circa 10x.
Il tridente si chiude con una fotocamera ultra-grandangolare da 50 MP con sensore Samsung ISOCELL JN1 da 1/2,76″, una delle migliori tra quelle scelte per i vari pieghevoli sul mercato.
Tutte le lenti beneficiano del celebre rivestimento ZEISS T*, studiato per eliminare i riflessi e l’effetto flare, mentre l’elaborazione delle immagini è affidata al chip proprietario BlueImage V3+, che garantisce risultati estremamente soddisfacenti. La gestione della gamma dinamica e dei colori è ottima, in linea con le aspettative che vivo ha creato grazie alla sua serie di cameraphone tradizionali.
Ma la vera sorpresa sta nella compatibilità con il kit telephoto opzionale. Utilizzando una cover è infatti possibile agganciare il vivo ZEISS Telephoto Extender Gen 2, il quale porta la lunghezza focale equivalente a ben 200 mm.
Non ho avuto modo di provare questo kit specifico, ma ho provato quello per X300 Ultra e posso assicurarvi che i risultati lasciano a bocca aperta.
L’arma segreta di vivo è il software
Storicamente, il limite dei pieghevoli è quasi sempre stato quello di non riuscire a giustificare a dovere l’esperienza d’uso sul display più grande a fronte del costo superiore a quello di un flagship normale, o perlomeno non per tutti.
Avere semplicemente due app affiancate è un passo avanti dai normali “telefoni a barretta” ma non è il cambio di paradigma che ci si aspetterebbe.

L’interfaccia OriginOS 6 Fold, ripensata appositamente per questa famiglia di prodotti, stravolge completamente questa narrazione grazie alla presenza di quella che vivo chiama “Atomic Workbench”. Si tratta di un ambiente di lavoro virtuale che sfrutta in modi diversi ed efficienti la generosa dimensione del display interno.
Il sistema si articola su due modalità principali. La Serial Mode si comporta come un gestore intelligente, dove un’app principale occupa la maggior parte dello schermo mentre altre quattro app di supporto restano attive in background e visibili in piccole finestre laterali, in pratica come Stage Manager di Apple sugli iPad.
La vera svolta avviene però attivando la Parallel Mode, che consente di dividere l’ampio pannello per gestire fino a 4 applicazioni contemporaneamente in primo piano. A differenza dei classici schermi divisi a metà, qui è possibile regolare le dimensioni di ciascuna finestra in modo completamente libero, semplicemente trascinando i bordi divisori.
Esiste persino una più interessante Focus Mode: appoggiando quattro dita sullo schermo ed espandendole verso l’esterno (uno dei diversi modi in cui si può attivare), una delle applicazioni in finestra si ingrandisce immediatamente occupando quasi l’intero pannello, mentre pizzicando nuovamente con quattro dita si ritorna alla visualizzazione multipla in un istante.
Tutte le 4 app rimangono sempre attive e “in primo piano”. È possibile anche salvare sula home queste specifiche combinazioni di app, richiamandole con un solo tocco in base alle proprie esigenze.
E, come se non bastasse, è presente anche una Modalità desktop che si attiva collegando lo smartphone ad un display esterno (l’ho accennata prima).
Tutto questa enorme versatilità del software rende l’esperienza d’uso paragonabile a quella di un PC, giustificando pienamente la presenza di uno schermo così imponente e delle specifiche esagerate.
Nel complesso, vivo ha messo in piedi un’impalcatura software impressionante. È vero, le idee sono un po’ scopiazzate di qua e di là (Stage Manager di Apple, Boundless View/Open Canvas di OPPO, DeX di Samsung, ecc…), ma il risultato è un sistema efficiente, rapido, personalizzabile e che dona all’utente la massima libertà di agire esattamente come preferisce.
Cosa si può migliorare
Nonostante le indiscusse qualità, nessun dispositivo tecnologico è esente da difetti e il vivo X Fold 6 presenta alcune aree in cui i sono presenti margini di miglioramento.
Dimesioni e peso
Partiamo dal peso e dalle dimensioni generali. Per poter ospitare la gigantesca batteria e l’ottimo modulo fotografico, l’azienda ha dovuto scendere a compromessi sulla bilancia. Lo smartphone pesa 235 g.
Sebbene esistano terminali tradizionali che si avvicinano a questo valore, per un pieghevole che si deve tenere a lungo in mano, magari per la lettura o la visione di un film, il peso si fa sentire, soprattutto in accoppiata con uno spessore che, da chiuso, arriva a toccare i 9,9 mm.
Questa corporatura leggermente più massiccia rispetto alla generazione precedente richiede un periodo di adattamento, specialmente se si passa da uno smartphone dal design particolarmente snello e leggero.
Speaker buoni, ma non perfetti
Un altro aspetto che mi ha lasciato leggermente l’amaro in bocca riguarda gli speaker. Sia chiaro, il dispositivo è dotato di altoparlanti stereo che garantiscono un volume massimo adeguato. Tuttavia, considerando la bellezza del display e l’altissima qualità dei video registrati in Dolby Vision, mi sarei aspettato una resa audio più corposa e avvolgente.

La separazione dei canali stereo è buona, ma la profondità dei bassi e la ricchezza delle frequenze medie tendono a perdersi un po’ ad alti volumi.
Un pannello del genere implora di essere utilizzato per consumare contenuti multimediali di alta qualità e un sistema audio leggermente più raffinato avrebbe chiuso il cerchio offrendo un’esperienza quasi perfetta.
Difficile sfruttarlo al massimo sin da subito
Spostandoci sul versante software, vorrei suggerire a vivo l’implementazione di un sistema di tutorial. Come descritto in precedenza, OriginOS 6 Fold è una miniera d’oro di funzioni avanzate dedicate al multitasking e alla produttività. L’Atomic Workbench, le varie modalità di scorrimento, i gesti a tre e quattro dita, le finestre mobili e il trascinamento incrociato dei file sono strumenti potentissimi.
Il problema è che un utente medio, accendendo lo smartphone per la prima volta, rischia di perdersi in questo mare di possibilità senza riuscire a sfruttarne nemmeno la metà. Serve un modo strutturato, magari tramite una serie di tutorial interattivi durante la prima configurazione (o accessibile dalle impostazioni), per far scoprire agli utenti la miriade di modi in cui si può usare questo ampio schermo per massimizzare la produttività.
Attualmente, molte di queste funzioni si scoprono quasi per caso o richiedono una ricerca approfondita, limitando l’impatto positivo che potrebbero avere sulla vita lavorativa e/o quotidiana.
Un software che non ammette alternative
Il tema del software ci porta a una delle critiche più importanti che sento di dover muovere, ovvero le scelte imposte per ogni opzione di sistema. Un sistema operativo di alto livello dovrebbe garantire la massima flessibilità, permettendo all’utente di cambiare o disattivare ogni singola aggiunta in base alle proprie necessità o preferenze.
In questa versione cinese, ad esempio, l’IA integrata BlueAI permea l’intero sistema operativo. Il problema sorge nel momento in cui l’utente desidera utilizzare alternative come Gemini o i modelli di intelligenza artificiale di Google. Anche riuscendo a scaricare il Play Store e facendo funzionare tutti i Play Services, l’assistente di casa vivo rimane radicato e non può essere sostituito. Sarebbe bellissimo poter scegliere il modello IA migliore in base alla propria necessità o preferenza del momento.
Lo stesso discorso vale per il pulsante di accensione: la pressione prolungata richiama inevitabilmente l’assistente proprietario, senza lasciare la libertà di scegliere quale assistente virtuale attivare. Questa mancanza di scelta si estende anche all’intelligenza artificiale integrata nella galleria per il ritocco e la categorizzazione delle foto, che non lascia spazio ad alternative di terze parti.
Ancora, il V-Appstore di vivo non si può disattivare, continuando a inviare notifiche e ad aggiornare app in background anche se si preferisce utilizzare esclusivamente il Play Store. Stessa cosa per l’applicazione di pagamento predefinita e per il sistema di condivisione dei file, dove il vivo Share viene imposto al posto del più universale e comodo Quick Share di Google.
Tutto questo assume un peso ancora maggiore pensando al futuro: anche in Europa, quando il dispositivo arriverà ufficialmente con i servizi Google preinstallati di default come promesso entro l’anno, questi servizi proprietari non dovrebbero essere imposti ma proposti come una scelta consapevole dell’utente.
Magari per certe operazioni e in certe lingue, altri modelli di intelligenza artificiale o altre piattaforme di condivisione sono nettamente superiori, e limitare questa libertà significa tarpare le ali a un dispositivo altrimenti perfetto.
Margini di miglioramento su cerniera e piega
Non si può non menzionare la piega del display interno. La tecnologia ha fatto passi da gigante e la cerniera di questo modello è indubbiamente solida e ben ingegnerizzata.
Tuttavia, se confrontata con l’eccellenza assoluta raggiunta da alcuni concorrenti diretti, c’è ancora un piccolo margine di miglioramento. In questo momento storico, OPPO con il suo Find N6 detiene il sistema migliore sul mercato.

Non voglio dire che la piega del vivo X Fold 6 sia fastidiosa o mal realizzata, anzi, il lavoro svolto è pregevole. È solo un pochino più evidente sotto specifiche angolazioni di luce e si sente un pochino di più quando si fa scorrere il dito al centro dello schermo.
Per dare un’idea chiara, se consideriamo un punteggio di 10 per un pannello totalmente privo di piega (un traguardo ancora utopico per tutti) e assegniamo a OPPO un eccellente 9, questo vivo X Fold 6 si posiziona comunque a un validissimo 8,5.
Si tratta di un dettaglio che si dimentica facilmente dopo poche ore di utilizzo, ma che un occhio critico non può fare a meno di notare.
I dubbi sul lancio in Europa
Il vivo X Fold 6, per nostra fortuna, arriverà ufficialmente anche sul mercato italiano entro la fine di quest’anno. Se le indiscrezioni sui prezzi si riveleranno accurate, posizionandolo al di sopra della fascia dei 2.000 euro, ci troveremo di fronte a un investimento importante che però potrebbe essere ampiamente giustificato, almeno per qualcuno, dalla dotazione offerta.
Arriverà comunque un po’ tardi, a seguito di concorrenti del calibro di Samsung Galaxy Z Fold 8 e Honor Magic V6. Non solo, nel periodo previsto per il suo lancio nel Bel Paese è previsto l’arrivo della generazione successiva di top di gamma tradizionali, con a bordo i nuovi chip Snapdragon e MediaTek.
Di conseguenza, vivo X Fold 6 si troverà stretto in una morsa potenzialmente letale: da un lato i foldable sul mercato da già un po’ di tempo che saranno inevitabilmente scesi di prezzo, dall’altro i nuovi top di gamma tradizionali che potrebbero attrarre i power user dalle tasche così gonfie. E non dimentichiamoci di iPhone Ultra…

Tuttavia, sarà forse il software a fare la differenza, rispondendo finalmente agli scettici dei foldable sul perché valga la pena investire in uno schermo così grande. Le infinite modalità di multitasking di OriginOS 6 Fold cambiano radicalmente il modo di interfacciarsi con il dispositivo.
Dopo settimane di utilizzo posso confermarvi che, grazie a questo livello di efficienza, non ho quasi mai avvertito il desiderio di chiudere lo smartphone e ripiegare (ha-) sul display esterno.
Se con molti modelli ho spesso fatto fatica a giustificare il gesto di apertura se non per specifiche e rare attività, il vivo X Fold 6 l’ho praticamente usato come se il display esterno non esistesse (e nelle rare volte in cui l’ho usato è stato comunque ottimo).
E per uno smartphone pieghevole, questo è forse il complimento più grande che si possa fare.
Questo articolo Ho provato il foldable (quasi) senza compromessi e ora non riesco più a farne a meno è stato pubblicato in origine su GizChina.it.