La batteria "rivoluzionaria" era una comune litio-ioni: la truffa di Donut Lab

Donut Lab spacciava una batteria allo stato solido pronta per la produzione di massa. Un'indagine approfondita ha dimostrato che era solo una comune batteria agli ioni di litio. L'articolo La batteria "rivoluzionaria" era una comune litio-ioni: la truffa di Donut Lab sembra essere il primo su Smartw

La batteria "rivoluzionaria" era una comune litio-ioni: la truffa di Donut Lab

Le batterie allo stato solido sono da anni il Sacro Graal dell'industria energetica: più dense, più sicure, più durature. E ogni volta che qualcuno annuncia di averle risolte, il mondo della tech si ferma a guardare. Stavolta il protagonista è Donut Lab, startup finlandese che aveva dichiarato di avere una batteria allo stato solido pronta per la produzione di massa, con un'energia specifica di 400 Wh/kg e una vita utile di 100.000 cicli. Numeri da capogiro, se fossero stati veri, ma non lo erano.

Un'indagine pubblicata su The Verge ricostruisce come Ryan Inis Hughes, creatore del canale YouTube Ziroth, abbia smontato pezzo per pezzo le affermazioni dell'azienda in un video da 45 minuti che vale la pena guardare per intero.

Hughes non ha lavorato da solo: ha ricevuto l'aiuto di un whistleblower, Lauri Peltola, ex direttore commerciale di Nordic Nano Group, l'azienda che avrebbe dovuto produrre le batterie in partnership con Donut Lab. Ha poi coinvolto più di 20 esperti indipendenti, tra cui Julian Zahnow del Fraunhofer Research Institute, che ha analizzato le curve di tensione, i dati di espansione delle celle e le firme elettrochimiche. La conclusione è che la batteria si comporta esattamente come una cella litio-ioni NMC standard. Niente stato solido, niente miracoli.

Il CEO di Donut Lab, Marko Lehtimäki, avrebbe usato una tecnica che Hughes definisce "authority laundering": pagare il reputatissimo VTT Technical Research Centre finlandese per eseguire test selezionati, quelli che non avrebbero smentito le sue affermazioni. Il VTT, in modo significativo, non ha mai verificato né la densità energetica da 400 Wh/kg né la durata da 100.000 cicli, ovvero i due dati che avrebbero fatto la differenza.

L'indagine entra anche nella rete di società holding usata da Lehtimäki per oscurare la struttura interna di Donut Lab e l'origine delle tecnologie, e descrive pratiche di raccolta fondi che potrebbero configurarsi come condotta fraudolenta. Gli investitori retail che hanno creduto alla storia rischiano di essere quelli che pagheranno il conto.

La vicenda di Donut Lab è l'ennesimo promemoria di quanto sia facile costruire credibilità nel settore delle batterie usando certificazioni parziali e comunicati stampa entusiasti: il settore è affamato di buone notizie, e chi vuole ingannare lo sa benissimo.

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