La concorrenza di Google e Apple è sleale, GrapheneOS non ci sta
L’ecosistema digitale globale si sta chiudendo sempre di più all’interno di recinti controllati da poche, potentissime aziende tecnologiche. Questa è la pesante accusa mossa dai creatori di GrapheneOS attraverso una lunga e articolata dichiarazione pubblicata su X. Il progetto indipendente, noto a c

L’ecosistema digitale globale si sta chiudendo sempre di più all’interno di recinti controllati da poche, potentissime aziende tecnologiche. Questa è la pesante accusa mossa dai creatori di GrapheneOS attraverso una lunga e articolata dichiarazione pubblicata su X.
Il progetto indipendente, noto a centinaia di migliaia di utenti per lo sviluppo di un sistema operativo mobile fortemente orientato alla privacy e alla protezione dei dati, punta il dito direttamente contro Google e Apple.
Secondo gli sviluppatori, i due giganti stanno progressivamente e silenziosamente costringendo sia le applicazioni mobili che l’intera infrastruttura di internet a dipendere esclusivamente dai propri dispositivi e dai software certificati internamente.
GrapheneOS si scaglia contro Apple e Google

Le critiche più severe si concentrano su strumenti specifici rilasciati dalle aziende, in particolare la Play Integrity API di Google e il sistema App Attest di Apple.
Queste tecnologie vengono presentate al grande pubblico e alle comunità di programmatori come funzioni essenziali per garantire l’autenticità dei terminali. In termini pratici, un numero sempre maggiore di piattaforme verifica se l’utente sta utilizzando uno smartphone ritenuto “affidabile” prima di consentire l’erogazione dei contenuti.
GrapheneOS sottolinea come questo approccio garantisca alle aziende un controllo quasi totale su quali hardware possano funzionare correttamente in rete. A lungo termine, una simile dinamica finirà per escludere del tutto la competizione commerciale.
La Play Integrity API viene ampiamente impiegata, per fare un esempio concreto, da decine di applicazioni bancarie per bloccare i telefoni sottoposti a root o dotati di software alternativi.
Tuttavia, questo meccanismo bandisce inesorabilmente anche le opzioni del tutto legittime. GrapheneOS viene di fatto tagliato fuori dai servizi essenziali, nonostante offra standard di difesa dalle intrusioni informatiche nettamente superiori rispetto alle configurazioni commerciali approvate.
Il monopolio delle verifiche e l’impatto su chi naviga
La questione diventa ancora più critica quando si analizza il fenomeno su scala più ampia, poiché non si limita unicamente agli smartphone in senso stretto. La presa di posizione affronta apertamente il problema legato a reCAPTCHA, il diffusissimo sistema di Google impiegato su milioni di pagine per distinguere gli esseri umani dai processi automatizzati.
L’azienda sta iniziando a richiedere agli utenti di confermare la propria identità utilizzando un dispositivo Android o iOS regolarmente certificato.
In determinate circostanze, per superare un controllo di accesso, le persone devono scansionare un codice QR largo pochi centimetri con l’obiettivo della fotocamera del telefono per dimostrare di essere reali. GrapheneOS avverte che questa prassi restrittiva potrebbe presto colpire duramente anche chi naviga comodamente dalla propria scrivania sfruttando macchine desktop equipaggiate con Windows o Linux.
Possedere le chiavi di reCAPTCHA mette un singolo attore in una posizione di dominio assoluto, permettendo di esigere il possesso di uno smartphone approvato per poter usufruire di una porzione maggioritaria della rete mondiale.
La complicità delle istituzioni pubbliche e private
A rendere la situazione ancora più allarmante, secondo gli autori dell’atto di denuncia, è l’atteggiamento compiacente delle autorità governative e dei grandi istituti di credito.
Invece di contrastare queste pratiche, descritte come palesemente anticoncorrenziali e restrittive, le amministrazioni stanno adottando sistematicamente questi protocolli per gestire l’erogazione di servizi civici.
Pagamenti elettronici, archivi per l’identità digitale e meccanismi per la verifica dell’età anagrafica si appoggiano quasi sempre a queste interfacce chiuse.
In questo modo, i governi partecipano in forma attiva all’esclusione di sistemi indipendenti, affidandosi a strumenti proprietari per gestire i diritti dei cittadini. Fino a questo momento, i diretti interessati non hanno rilasciato alcun commento formale, evitando di rispondere pubblicamente alle severe questioni sollevate.
Questo articolo La concorrenza di Google e Apple è sleale, GrapheneOS non ci sta è stato pubblicato in origine su GizChina.it.