L’AI domestica funziona davvero quando smette di farsi notare | Intervista a Matteo Trambaiolo di Samsung Italia
Samsung arriva a IFA 2026 con un messaggio molto chiaro: l’intelligenza artificiale deve smettere di essere solo “narrativa” e diventare qualcosa di utile nella vita quotidiana. Non soltanto sugli smartphone, quindi, ma anche su televisori, computer, monitor ed elettrodomestici capaci di collaborare

Samsung arriva a IFA 2026 con un messaggio molto chiaro: l’intelligenza artificiale deve smettere di essere solo “narrativa” e diventare qualcosa di utile nella vita quotidiana. Non soltanto sugli smartphone, quindi, ma anche su televisori, computer, monitor ed elettrodomestici capaci di collaborare all’interno dello stesso ecosistema.
È questa l’idea al centro di Samsung CONNECT, il nuovo spazio espositivo immersivo allestito all’Humboldt Carré, nel cuore di Berlino, e aperto dal 2 al 6 settembre in occasione di IFA 2026. L’esperienza racconta la visione definita dall’azienda “Companion to AI Living”: tecnologie connesse che si integrano nelle abitudini delle persone per rendere più semplici e intuitive attività che già svolgiamo ogni giorno.
“L’AI deve offrire vantaggi concreti, che le persone possano vedere e sperimentare nella vita di tutti i giorni”, ha spiegato Benjamin Braun, Chief Marketing Officer di Samsung Europe. Ed è una dichiarazione che riassume bene il senso delle novità mostrate a Berlino: meno dimostrazioni fini a se stesse e più attenzione a risparmio energetico, intrattenimento, accessibilità e continuità fra dispositivi.
Le novità presentate attraversano praticamente l’intero catalogo Samsung. Ci sono i nuovi TV con Vision AI Companion, monitor gaming con caratteristiche mai viste prima, Galaxy S26 FE e Galaxy Book6. Ma una parte importante dell’esposizione riguarda la casa connessa, con l’anteprima delle nuove lavatrici Bespoke AI e l’evoluzione dei frigoriferi Family Hub.
Ed è probabilmente proprio negli elettrodomestici che questa strategia diventa più interessante. Uno smartphone viene sostituito mediamente dopo pochi anni, mentre una lavatrice o un frigorifero sono invece prodotti destinati a rimanere in casa molto più a lungo.
Renderli capaci di apprendere dalle nostre abitudini, di aggiornarsi e, soprattutto, di scambiarsi informazioni significa quindi cambiare non soltanto il modo in cui vengono utilizzati, ma potenzialmente anche i motivi per cui vengono acquistati.
Di queste novità, del ruolo che sta assumendo l’intelligenza artificiale nelle case degli italiani e soprattutto di quanto le promesse dell’AI si traducano oggi (finalmente) in vantaggi realmente percepibili abbiamo parlato a Berlino con Matteo Trambaiolo, Head of Marketing & Business Planning di Samsung Electronics Italia.
E dalla nostra conversazione emerge un aspetto interessante: per Samsung il vero punto di svolta non è convincere qualcuno ad acquistare un elettrodomestico perché sulla confezione compare la scritta “AI”. È ciò che succede dopo aver iniziato a utilizzarlo.
L’AI conta molto di più dopo averla provata

Una delle prime questioni che abbiamo voluto approfondire riguarda proprio la percezione dell’intelligenza artificiale da parte dei consumatori italiani. Perché se ormai praticamente qualsiasi dispositivo viene presentato facendo riferimento all’AI, è molto meno scontato capire quanto questa caratteristica influenzi davvero una decisione d’acquisto.
Secondo le ricerche condotte da Samsung, la propensione verso prodotti dotati di funzioni AI sta aumentando, ma al momento dell’acquisto di un elettrodomestico continuano a prevalere esigenze estremamente concrete. Capacità e consumi energetici, per esempio, rimangono fra i primi elementi presi in considerazione.
La situazione cambia però sensibilmente quando si osservano gli utenti che hanno già avuto modo di utilizzare queste tecnologie.
Trambaiolo ci ha spiegato che dopo la prima esperienza con un prodotto dotato di funzioni AI, l’intelligenza artificiale tende a salire rapidamente nella gerarchia dei criteri utilizzati per l’acquisto successivo, arrivando a posizionarsi fra i primi tre.
Ed è un dettaglio tutt’altro che secondario, perché racconta bene il problema che l’intero settore sta affrontando: spiegare l’utilità dell’intelligenza artificiale prima che il consumatore abbia avuto modo di sperimentarla.
Una funzione automatica che ottimizza i consumi, suggerisce il programma più adatto o elimina un passaggio dalla routine quotidiana può essere difficile da valorizzare attraverso una semplice lista delle caratteristiche. Dopo averla utilizzata, invece, diventa molto più semplice comprenderne il vantaggio.
Dalla vecchia domotica a una casa che prende decisioni da sola

Questo ci ha portato inevitabilmente a parlare di casa connessa. Perché quello che oggi chiamiamo smart home non nasce certo con l’intelligenza artificiale.
Di domotica si parla da decenni e i primi elettrodomestici collegati a Internet non sono una novità recente. Per molto tempo, però, il vantaggio concreto per l’utente si è ridotto essenzialmente alla possibilità di controllare da uno smartphone qualcosa che prima controllava premendo un pulsante.
Secondo Trambaiolo, il cambiamento è avvenuto gradualmente e proprio gli elettrodomestici più comuni hanno avuto un ruolo importante.
La lavatrice, per esempio, è stata uno dei primi prodotti attraverso i quali molti utenti hanno iniziato a percepire un vantaggio concreto della connettività: poterla avviare da remoto, ricevere sul televisore una notifica quando il ciclo è terminato oppure essere avvisati dall’app quando il bucato è rimasto troppo a lungo nel cestello.
Piccole comodità che hanno progressivamente abituato le persone all’idea che gli elettrodomestici potessero comunicare con altri dispositivi.
A questo si è aggiunta l’evoluzione degli standard. L’arrivo di protocolli più aperti come Matter ha contribuito a rendere la casa connessa più accessibile, tanto che oggi, sottolinea Trambaiolo, anche chi costruisce o ristruttura un’abitazione viene sempre più spesso indirizzato verso soluzioni di questo tipo.
Ma la differenza rispetto alla “vecchia domotica” è soprattutto un’altra.
Una casa realmente connessa non deve necessariamente aspettare un comando. Può utilizzare la geolocalizzazione per capire che siamo usciti, avviare automaticamente alcuni dispositivi e, quando rileva che stiamo tornando, accendere il climatizzatore.
È questo che Trambaiolo definisce “un salto generazionale”: passare da prodotti semplicemente controllabili a dispositivi capaci di utilizzare informazioni provenienti dall’intero ecosistema per prendere autonomamente piccole decisioni.
Una lavatrice può davvero consumare il 70% in meno di una classe A?
A IFA 2026 Samsung ha portato anche due nuove lavatrici Bespoke AI da 10 e 13 kg. Il modello da 10 kg, in particolare, dichiara consumi fino al 70% inferiori rispetto al requisito minimo europeo necessario per ottenere la classe energetica A.
Un dato impressionante sulla carta, che però ci ha portato a sollevare con Trambaiolo un problema molto più pratico: come si comunica al consumatore?
La vecchia scala energetica aveva un vantaggio evidente. Vedere una lettera diversa permetteva di comprendere immediatamente che un prodotto fosse più o meno efficiente di un altro. Oggi, invece, due lavatrici possono essere entrambe in classe A pur avendo differenze importanti nei consumi.
Da qui sigle come A -20%, A -50% o, nel caso del nuovo modello Samsung, A -70%.
Secondo Trambaiolo è necessaria una “comunicazione guidata” da parte dell’intera industria. Dichiarare esplicitamente quanto un prodotto consumi in meno rispetto alla soglia minima della classe A permette di posizionarlo, ma richiede inevitabilmente uno sforzo maggiore per essere compreso.
Un riferimento più concreto rimane il consumo espresso in kilowattora ogni cento cicli, già presente sull’etichetta energetica e particolarmente utile quando si confrontano più prodotti nel punto vendita.
Ed emerge anche una peculiarità del mercato italiano. L’efficienza energetica è molto importante, ma non è necessariamente il primo parametro considerato: la capacità della lavatrice può pesare ancora di più. Prima si individua quindi il formato adatto alle esigenze della famiglia e successivamente si confrontano i consumi dei modelli disponibili.
L’etichetta energetica, però, non può misurare tutto
Il discorso sui consumi apre una questione ancora più interessante: quanto del miglioramento dell’efficienza dipende dall’hardware e quanto invece dal software?
È qui che, secondo Samsung, l’intelligenza artificiale comincia a modificare profondamente il funzionamento degli elettrodomestici.
Trambaiolo ci ha fatto notare che l’etichetta energetica racconta necessariamente soltanto una parte di ciò che avviene durante l’utilizzo reale del prodotto. I test devono infatti essere standardizzati e ripetibili, mentre algoritmi come quelli utilizzati da AI Energy Mode modificano il comportamento dell’elettrodomestico sulla base delle abitudini del singolo utente.
Questi benefici non possono quindi essere inseriti nel calcolo della classe energetica.
Samsung sostiene però di poterli osservare attraverso i dati raccolti dall’ecosistema SmartThings, dai quali emergerebbe un risparmio concreto di kilowattora per gli utenti che utilizzano queste funzioni: insomma, l’hardware rimane naturalmente fondamentale, ma oggi il software ha un vantaggio: può evolversi molto più velocemente.
Il frigorifero parla con gli altri elettrodomestici. E per una buona ragione
Un frigorifero moderno utilizza un sensore di umidità anche per stabilire quando sia necessario effettuare lo sbrinamento del freezer. Maggiore è l’umidità, maggiore può essere la formazione di ghiaccio e, di conseguenza, la necessità di intervenire.
E fin qui nulla di particolarmente sorprendente.
Ma se nella stessa stanza è presente un climatizzatore Samsung connesso, quest’ultimo dispone già di informazioni sul livello di umidità dell’ambiente. Perché non condividerle con il frigorifero? Il frigorifero può così utilizzare anche quel dato per gestire con maggiore precisione la ventola e i cicli di sbrinamento.
Preso singolarmente può sembrare un miglioramento quasi insignificante. Ma è proprio la somma di centinaia di piccole ottimizzazioni di questo tipo a rendere interessante la visione mostrata da Samsung a Berlino.
Per anni abbiamo riempito le nostre case di prodotti “smart” che, nella pratica, avevano pochissimo da dirsi. Oggi la condivisione di un’informazione apparentemente banale come l’umidità della stanza può contribuire a utilizzare meno energia per ottenere esattamente lo stesso risultato.
Ed è forse questa una delle differenze più importanti fra la casa connessa di qualche anno fa e quella che Samsung sta cercando di costruire oggi.
Gemini arriva nel frigorifero Samsung Family Hub
C’è poi un’applicazione dell’intelligenza artificiale decisamente più evidente, e probabilmente anche più facile da raccontare: Gemini dentro un frigorifero. Samsung ha infatti ulteriormente evoluto il sistema di riconoscimento degli alimenti dei frigoriferi Family Hub sfruttando le capacità e le API di Gemini: la videocamera interna era già in grado di riconoscere alcuni degli alimenti inseriti nel frigorifero. La nuova integrazione permette però di ampliare notevolmente ciò che il sistema riesce a identificare.
Trambaiolo ci ha spiegato che il frigorifero può riconoscere anche prodotti contenuti in scatole e vasetti e, quando necessario, leggere l’etichetta per capire che cosa abbiamo appena riposto al suo interno. E da qui si apre una serie di possibilità.
Conoscendo ciò che è disponibile nel frigorifero, il sistema può suggerire ricette compatibili con gli ingredienti presenti. Integrando queste informazioni con quelle dell’ecosistema Samsung e riconoscendo attraverso Bixby la persona che sta interagendo con il dispositivo, i suggerimenti possono inoltre tenere conto delle preferenze dell’utente e persino del suo dispendio calorico.
Ma l’aspetto forse più curioso arriva quando il sistema comincia a utilizzare anche le abitudini.
Perché frigorifero può ricordare, per esempio, in quale giorno della settimana facciamo abitualmente la spesa. Può quindi suggerire che cosa acquistare e arrivare a proporre in anticipo ricette basate sui prodotti che probabilmente compreremo.
Trambaiolo lo descrive come una sorta di combinazione tra “assistente personale”: non si tratta soltanto un frigorifero che sa che cosa contiene, ma di un dispositivo che utilizza quell’informazione per aiutarci a decidere che cosa preparare e come farlo. Ed è un esempio molto concreto della direzione nella quale Samsung vuole portare l’intelligenza artificiale domestica.
L’AI domestica diventa interessante quando smette di farsi notare
Dopo aver visto le novità di Samsung CONNECT e soprattutto dopo averne parlato con Trambaiolo, emerge quindi un paradosso: le applicazioni più interessanti dell’intelligenza artificiale in casa potrebbero essere proprio quelle che vediamo meno.
Gemini che riconosce un vasetto nel frigorifero è semplice da mostrare durante una presentazione. Un frigorifero che utilizza l’umidità rilevata dal climatizzatore, o da altri sensori, per ottimizzare automaticamente un ciclo di sbrinamento lo è decisamente meno.
Eppure potrebbe essere proprio quest’ultimo esempio a raccontare meglio la transizione tecnologica che stiamo vivendo.
La casa connessa ha avuto per anni un problema: tanti dispositivi erano collegati a Internet, ma continuavano sostanzialmente a comportarsi come oggetti indipendenti. Potevamo controllarli tutti dallo smartphone, certo, ma eravamo comunque noi a dover impartire la maggior parte dei comandi. L’intelligenza artificiale e la condivisione dei dati tra dispositivi stanno iniziando a modificare questo paradigma.
Il frigorifero conosce ciò che contiene, la lavatrice può adattare il proprio funzionamento, il climatizzatore conosce le condizioni ambientali e l’ecosistema sa se siamo in casa oppure no. Presi singolarmente sono dati relativamente semplici. È quando vengono messi in relazione che la casa comincia davvero a comportarsi come un sistema unico.
Ed è probabilmente anche per questo che, come emerge dalle ricerche citate da Samsung, l’AI assume molta più importanza agli occhi dei consumatori dopo averla utilizzata.
Prima dell’acquisto può essere soltanto un’altra sigla stampata sulla confezione. Dopo, se riesce davvero a ridurre i consumi o a eliminare piccoli gesti ripetitivi dalla quotidianità, diventa qualcosa di molto più semplice da comprendere.
La sfida per Samsung – e più in generale per tutto il settore – sarà proprio questa: dimostrare quali applicazioni dell’intelligenza artificiale generino vantaggi reali, evitando che “AI” diventi semplicemente l’ennesima etichetta applicata a qualsiasi automatismo.
Quanto mostrato a IFA 2026 suggerisce però che qualcosa stia effettivamente cambiando. La casa connessa non è più soltanto calberone di elettrodomestici controllabili dallo smartphone, ma sta iniziando, finalmente, a farli parlare tra loro.
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