Le smart TV ci spiano da anni e lo abbiamo accettato senza saperlo: come proteggersi

Non solo LG: tutte le smart TV raccolgono dati su cosa guardi. Ecco come funziona l'ACR, cosa rischi davvero e come proteggerti. L'articolo Le smart TV ci spiano da anni e lo abbiamo accettato senza saperlo: come proteggersi sembra essere il primo su Smartworld.

Le smart TV ci spiano da anni e lo abbiamo accettato senza saperlo: come proteggersi

Qualche settimana fa Gamers Nexus ha condotto un test sulle smart TV LG, accusandole di registrare audio anche a schermo spento, tracciare tutto ciò che guardiamo e persino di essere vulnerabili ad attacchi remoti. La risposta ufficiale di LG ha fatto poco per calmare le acque. Ma c'è un problema ancora più grande, cioè che LG non è sola. Ogni produttore di smart TV fa più o meno la stessa cosa, e noi lo abbiamo accettato senza rendercene conto.

Lo spiega bene The Verge, e la questione merita di essere capita fino in fondo, perché probabilmente riguarda anche il televisore che avete in salotto adesso.

Partiamo da un presupposto, ovvero che i prezzi delle smart TV sono crollati negli ultimi anni, al punto che alcuni produttori le vendono in perdita. Il modo in cui recuperano quei soldi è vendere i dati sul comportamento degli utenti raccolti dal sistema operativo.

Lo strumento principale con cui avviene questa raccolta si chiama ACR, Automatic Content Recognition. È integrato praticamente in ogni smart TV moderna e funziona così: la TV cattura frammenti di ciò che state guardando, li converte in "impronte digitali" e le invia a un database per identificare il contenuto. Non importa se state usando Netflix, un decoder o una console: la TV vede tutto ciò che passa sullo schermo. Questi dati servono a mostrarvi pubblicità mirate e a fornire statistiche di ascolto a società come Nielsen.

Il punto critico, sollevato anche da Gamers Nexus, è che il consenso viene spesso ottenuto in modo opaco tra accordi lunghissimi, caselle pre-selezionate su "Accetta tutto" e nomi fuorvianti per la funzione (chiamata "Enhanced Viewing", "Smart TV Experience" o "Samba Interactive TV" a seconda del produttore), che sono presenti praticamente in ogni televisore intelligente sul mercato.

Come ha dichiarato Thorin Klosowski della Electronic Frontier Foundation:

Abbiamo bisogno di una legge federale sulla privacy che copra questo tipo di raccolta dati e ne richieda il consenso esplicito, senza trucchi di design ingannevoli.

Insomma, il test su LG ha sollevato il polverone, ma la problematica è ovunque.

La soluzione più radicale è usare la TV come un semplice schermo, disattivando il Wi-Fi e scollegando il cavo Ethernet, per poi affidarsi ad un dispositivo di streaming esterno di un brand di cui ci si fida di più. Un Apple TV 4K, per esempio, non usa l'ACR e ha protocolli di sicurezza generalmente più robusti di quelli dei produttori TV. Anche Apple raccoglie dati sulle preferenze di visione, ma è possibile disattivarli andando su App, TV, Usa cronologia di riproduzione, Off. Per le app di terze parti come Netflix o Disney+, iOS permette di selezionare "Chiedi all'app di non tracciarti".

Se invece volete continuare a usare il sistema operativo integrato della TV, ecco le mosse minime da fare:

  • Usare un indirizzo email dedicato per il login alla TV, non collegato alla vostra email personale
  • Durante la configurazione iniziale, accettare solo gli accordi strettamente necessari al funzionamento della TV
  • Dopo il setup, scorrere tutti i menu e disattivare qualsiasi opzione legata al tracciamento pubblicitario o alla raccolta dati
  • Leggere con attenzione le descrizioni delle voci di menu: il linguaggio è spesso volutamente confuso
  • Evitare il controllo vocale integrato della TV; se serve, usare quello del dispositivo di streaming esterno

È bene sottolineare che non esiste una protezione totale, poiché ogni servizio di streaming traccia comunque le vostre abitudini all'interno della propria app. Ma limitare la quantità di dati condivisi con il produttore della TV è già un passo in avnti, e non richiede competenze tecniche particolari.

Il problema di fondo, però, è politico e normativo. Finché non esisterà una regolamentazione che imponga il consenso esplicito e limiti l'uso dei dati raccolti, il televisore nel salotto resterà uno dei dispositivi più invasivi della casa, indipendentemente dalla marca.

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