L’ho visto io e lo dovete vedere anche voi: Google ci mostra il “lato B” delle emoji

Quando le conversazioni digitali avvengono in pochi secondi, il testo puro spesso non riesce a trasmettere il calore o l’ironia di un’espressione facciale. Per colmare questa distanza, il team di design di Google ha recentemente presentato le nuove emoji Noto 3D per i propri prodotti e per i sistemi

L’ho visto io e lo dovete vedere anche voi: Google ci mostra il “lato B” delle emoji
Google emoji Noto 3D

Quando le conversazioni digitali avvengono in pochi secondi, il testo puro spesso non riesce a trasmettere il calore o l’ironia di un’espressione facciale.

Per colmare questa distanza, il team di design di Google ha recentemente presentato le nuove emoji Noto 3D per i propri prodotti e per i sistemi Android.

L’azienda ha deciso di condividere i retroscena di questa transizione dalla grafica piatta alle tre dimensioni, rivelando dettagli affascinanti su come vengono modellate queste piccole icone, incluse alcune simpatiche scoperte anatomiche che emergono quando si osserva una faccina da ogni angolazione.

Google racconta le sue nuove emoji Noto 3D

Il passaggio alla modellazione tridimensionale ha imposto all’azienda di rispondere a domande insolite. Se un’immagine piatta ha un solo punto di vista, un modello 3D richiede la progettazione di un intero corpo a 360 gradi.

Proprio esplorando questo concetto, i designer hanno scherzosamente mostrato cosa si cela dietro la classica faccina sorridente in stato di shock, immaginando un vero e proprio “lato B” per l’emoji visibile ruotando la telecamera.

Al di là dell’ironia, la necessità di guardare le figure da ogni lato ha permesso di correggere vecchi errori. Ad esempio, il classico barboncino bidimensionale nascondeva una zampa, risultando di fatto tripode; oggi, grazie al volume, ha riacquistato la sua postura naturale a 4 zampe.

Inoltre, le ricerche condotte dal team hanno dimostrato che le figure intere generano maggiore empatia rispetto alle sole teste fluttuanti, spingendo i disegnatori a creare corpi completi per animali che prima erano tagliati, come nel caso del procione.

Espressione contro realismo

Avere a disposizione strumenti grafici avanzati non significa doverli usare per creare modelli iperrealistici. Il team ha applicato quella che definiscono la “regola del canguro“: un marsupiale disegnato con estrema precisione anatomica risulterebbe minaccioso, simile a un culturista pronto alla rissa, alterando completamente il tono di un messaggio amichevole.

La priorità è sempre stata quella di preservare l’intento emotivo. Aggiungere dettagli eccessivi, come le iridi o la profondità delle narici, rallenta infatti la capacità del cervello umano di elaborare l’emozione.

Per superare il severo test della visualizzazione a soli 18 pixel sugli schermi degli smartphone, ogni icona è stata semplificata al massimo.

Una regola ferrea ha imposto che ogni emoji mantenesse al massimo 3 dettagli visivi essenziali, garantendo un’interpretazione chiara e immediata, come nel caso del vulcano ridotto unicamente alla forma della montagna e alla lava.

Leggibilità e tocco umano

Una delle sfide più complesse è stata garantire la visibilità delle emoji in modalità scura, specialmente per le tonalità di pelle più scure che rischiavano di sparire su sfondi neri o grigi.

Nessun utente dovrebbe sacrificare la propria identità per poter mantenere i propri messaggi leggibili. Per risolvere il problema su tutti i 3977 caratteri disponibili, Google ha utilizzato uno strumento di analisi del contrasto per scansionare i bordi delle immagini.

Tuttavia, invece di applicare filtri automatici che avrebbero sbiadito i colori originali per superare il test, gli artisti sono intervenuti manualmente. I designer hanno dipinto leggeri riflessi e illuminazioni sui contorni per far risaltare le sagome in qualsiasi condizione di luce.

L’intera libreria Noto 3D è stata infine resa open source e pubblicata su Github, lasciando alla community creativa la libertà di scaricare, utilizzare e modificare questo colorato vocabolario grafico.

Questo articolo L’ho visto io e lo dovete vedere anche voi: Google ci mostra il “lato B” delle emoji è stato pubblicato in origine su GizChina.it.