Nessuno (o quasi) segue le regole di riparabilità degli smartphone in Europa
A oltre un anno dall’entrata in vigore delle normative europee sulla riparabilità di smartphone e tablet, applicate dal giugno del 2025, la situazione appare decisamente critica. Un’analisi accurata condotta dalla coalizione Right to Repair Europe rivela che la stragrande maggioranza dei dispositivi

A oltre un anno dall’entrata in vigore delle normative europee sulla riparabilità di smartphone e tablet, applicate dal giugno del 2025, la situazione appare decisamente critica.
Un’analisi accurata condotta dalla coalizione Right to Repair Europe rivela che la stragrande maggioranza dei dispositivi risulta priva delle informazioni necessarie per le riparazioni.
Sebbene le regole impongano un punteggio di riparabilità visibile e una documentazione trasparente sui pezzi di ricambio, oltre l’80% dei prodotti sfugge a queste disposizioni.
L’assenza di un’attenta supervisione permette a molti produttori di aggirare le norme, lasciando di fatto i consumatori senza i mezzi per allungare concretamente la vita dei propri apparecchi elettronici.
Le aziende ignorano le regole europee per la riparabilità degli smartphone

I dati estratti dal registro europeo dei prodotti per l’etichettatura energetica mostrano il pervasivo ignorare delle direttive. Su 2.334 modelli di smartphone immessi sul mercato nell’ultimo anno, dai telefoni base fino agli smartphone top di gamma, soltanto il 18% offre un sito web funzionante dove consultare i costi dei ricambi o leggere i manuali.
La metà esatta delle registrazioni mostra semplicemente campi vuoti laddove dovrebbe trovarsi un collegamento. Un ulteriore 19% dei link conduce a pagine generiche di supporto che omettono del tutto i dettagli sulla riparazione.
In alcuni casi estremi, i clienti vengono persino reindirizzati verso grandi portali di e-commerce asiatici come Temu o AliExpress per cercare autonomamente i componenti.
Il meccanismo su cui si fonda la normativa presenta lacune evidenti sul fronte della verifica. Essendo interamente basato sull’autovalutazione, permette a diversi marchi apertamente inadempienti di assegnarsi la classe A per la riparabilità, fregiandosi di un’eccellenza inesistente.
Anche quando le informazioni vengono fornite, risultano talvolta inaffidabili: alcune aziende indicano forbici di prezzo sproporzionate, come batterie sostitutive che spaziano dai 14 ai 128 euro, impedendo all’utente di stimare l’effettiva convenienza della sostituzione.
Persino i grandi colossi della tecnologia come Apple e Samsung, pur essendo formalmente in regola, rendono l’accesso a questi dati piuttosto faticoso, richiedendo una navigazione complessa prima di approdare alle informazioni cercate.
La necessità di controlli più rigorosi
Il gruppo Right to Repair Europe denuncia la totale mancanza di controlli da parte delle autorità pubbliche, sottolineando come migliaia di moduli incompleti o errati siano passati del tutto inosservati.
Thomas Opsomer, portavoce europeo per le politiche di iFixit, definisce l’obbligo di pubblicare prezzi e manuali un progresso normativo importante, ma sottolinea l’urgenza di farlo rispettare in modo rigoroso.
Per evitare ulteriori abusi, i produttori dovrebbero essere obbligati a rendere pubblica l’intera documentazione che giustifica i punteggi dichiarati, facilitando inoltre le segnalazioni dei cittadini.
Mentre si attende un inasprimento delle verifiche, un ulteriore rafforzamento dei diritti dei consumatori arriverà a febbraio del prossimo anno, quando entrerà in vigore la direttiva che impone batterie sostituibili direttamente dagli utenti sui nuovi dispositivi mobili.
Questo articolo Nessuno (o quasi) segue le regole di riparabilità degli smartphone in Europa è stato pubblicato in origine su GizChina.it.