Recensione Elegoo Centauri Carbon 2 Combo: stampare in 3D è un gioco da ragazzi!

La recensione della Elegoo Centauri Carbon 2 Combo: stampante 3D CoreXY multicolore, facilissima da usare e perfetta per iniziare. Tutti i dettagli. L'articolo Recensione Elegoo Centauri Carbon 2 Combo: stampare in 3D è un gioco da ragazzi! sembra essere il primo su Smartworld.

Recensione Elegoo Centauri Carbon 2 Combo: stampare in 3D è un gioco da ragazzi!

Non appena è arrivata la Centauri Carbon 2 Combo a casa, ho chiamato a raccolta i miei amici per organizzare una bella serata assemblaggio, ma montarla è stato molto più semplice del previsto.

La macchina arriva infatti per buona parte già pre-assemblata. Il lavoro manuale si riduce a poche operazioni elementari, come stringere qualche vite di fissaggio guidati passo passo sia dal manuale cartaceo, sia da un video tutorial su YouTube. 

Bisogna poi fissare i quattro supporti dedicati che ospiteranno le bobine per la stampa multicolore, far passare i tubicini PTFE e le prime spire di filamento all'interno della testina che gestisce l'alimentazione quadrupla dei materiali, e infine posizionare il cosiddetto cappello superiore. Quest'ultima copertura trasparente serve per il controllo della temperatura interna e rende la stampante decisamente imponente in altezza. 

A questo proposito vogliamo darvi un piccolo consiglio pratico basato sulla nostra esperienza diretta. Il video tutorial di Elegoo è fantastico per seguire i vari passaggi, ma abbiamo notato una piccolissima discrepanza. Probabilmente a causa di un aggiornamento costruttivo recente sulle ultime revisioni di produzione, le etichette su alcuni componenti e sacchetti della nostra unità differivano leggermente nell'aspetto da quelle mostrate a schermo. Non vi fissate sulle diciture dell'etichetta nel video, ma leggete quella riportata sul supporto stesso, come ad esempio testina o bobine, e montate il pezzo in quel punto.

Ecco, nel giro di mezz'ora, tra una chiacchiera e l'altra, la macchina era pronta per l'accensione. Tempo un quarto d'ora di calibrazione autonoma ed era già operativa per la prima stampa test.

Per la cronaca, non dovete fare collegamenti complessi, basta solo l'alimentazione. Il processo di inizializzazione viene eseguito in automatico tutto dall'app su smartphone Elegoo Matrix o dal software PC Elegoo Slicer.

Piccola nota, nella confezione non vi è nessuna bobina, a parte un minuscolo campioncino di PLA bianco. Di conseguenza dovrete acquistarne almeno una oltre alla stampante.

  • Volume di stampa: 256 × 256 × 256 mm
  • Velocità massima: Fino a 500 mm/s
  • Sistema multi-filamento: Modulo AMS a 4 canali per cambio colore automatico
  • Temperatura massima ugello: 350 °C con ugello in acciaio temprato
  • Temperatura massima piatto: 110 °C con piastra magnetica PEI flessibile
  • Calibrazione: Automatica a 121 punti e controllo AI tramite fotocamera interna
  • Dimensioni: 500 × 480 × 743 mm
  • Peso: 19,3 kg

Per capire cosa anima la Elegoo Centauri Carbon 2 Combo, bisogna anzitutto spiegare come lavora la struttura meccanica. A differenza delle vecchie stampanti economiche (le cosiddette "bed slinger"), dove il pesante piano di stampa si muove continuamente avanti e indietro rovinando spesso la stabilità del pezzo, qui troviamo un'architettura CoreXY. Significa in sostanza che il piatto si sposta esclusivamente in verticale solo quando serve un nuovo strato, mentre la testina che deposita il materiale sfreccia rapidissima in alto lungo una struttura rigida e chiusa. Questo permette di raggiungere velocità folli (fino a 500 mm/s) senza che le vibrazioni compromettano la precisione estetica del modello.

L'altro grande elemento distintivo, che poi abbiamo già menzionato, è la natura plug and play della macchina e il suo ecosistema smart. La Centauri Carbon 2 Combo è pensata per essere tirata fuori dalla scatola, collegata alla corrente e resa operativa in pochissimi passaggi. In teoria non servirebbe nemmeno passare necessariamente da un computer, perché di fatto basta scaricare l'app Elegoo Matrix, creare il proprio account, collegare la stampante alla rete Wi-Fi e inviare direttamente il modello 3D desiderato. La Centauri Carbon 2 Combo riceverà il file con i profili di stampa già pre-impostati e calibrati, avviando il lavoro in automatico. Naturalmente, limitarsi a questa modalità "one-clic" riduce all'osso le possibilità di personalizzazione avanzata, ma rappresenta un trampolino di lancio eccezionale per chi vuole veder stampare il proprio oggetto in pochi minuti.

Nella dotazione poi spicca il sistema AMS (Automatic Material System), ovvero il modulo per la gestione simultanea di quattro filamenti differenti. Ciò significa che la stampante può attingere a quattro bobine diverse contemporaneamente, cambiando colore in autonomia durante il processo di stampa per costruire oggetti multicolore senza che l'utente debba intervenire manualmente a metà lavoro per sostituire il filo.

L'estrusore monta inoltre un ugello in acciaio temprato capace di raggiungere i 350 °C e lavora all'interno di una camera completamente chiusa. Tradotto in soldoni, non siete limitati al semplice PLA (il filamento più comune e facile), ma la stampante è pronta a digerire materiali più tecnici, resistenti o caricati in fibra di carbonio.

A chiudere il cerchio ci pensano gli automatismi di sicurezza e calibrazione. Il livellamento del piatto avviene in autonomia su 121 punti, l'altezza del primo strato è gestita elettronicamente e la fotocamera interna con intelligenza artificiale sorveglia il lavoro per bloccarlo in caso di errori. La cosa bella è che la fotocamera può essere gestita direttamente da app, quindi potete sempre controllare la stampa da smartphone quando siete fuori casa.

Per quanto riguarda l'impatto casalingo, bisogna mettere in conto ingombro e rumorosità. Con la struttura chiusa e il modulo multi-filamento montato sopra, l'altezza sfiora i 75 cm e la pianta occupa un bel po' di spazio. Ecco, non è un oggetto che si nasconde facilmente su una mensola.

Come dicevamo, la stampante è racchiusa nella sua scocca e protetta da un portello frontale che fa un buon lavoro nell'isolare i decibel, offrendo tra l'altro un feeling di apertura e chiusura davvero ottimo. Nonostante questo, quando la macchina è in azione, soprattutto a pieno ritmo, si fa sentire. Non parliamo di un fastidioso sibilo metallico, ma del classico rumore di fondo dei motori e delle ventole in movimento. 

Io l'ho posizionata in studio, e tenete conto che ho stampato molto di notte, motivo per il quale chiudevo le porte dello studio per ridurre il rumore. Insomma, scordatevi di tenerla vicina alla camera da letto o proprio a fianco al divano mentre guardate un film a basso volume: ha bisogno del suo spazio dedicato. 

Trattandosi poi di una stampante dal prezzo aggressivo, è chiaro che l'azienda abbia dovuto trovare dei compromessi, e tra questi vi sono la gestione delle bobine e il sistema di supporto laterale. I rocchetti si sistemano sul lato destro della stampante, agganciati a una sorta di bracci a vista che restituiscono una sensazione di eccessiva flessibilità. Non c'è quel classico "clack" meccanico deciso e rassicurante quando si inserisce o si aggancia il supporto; i meccanismi a molla lasciano il tempo che trovano e, sebbene una certa elasticità serva per assecondare il tiro del filamento azionato dall'estrusore, a livello costruttivo ci si aspettava una soluzione più solida e rifinita.

Come poi avrete già visto dalle foto, le bobine sono completamente esterne e non protette, quindi il filamento è esposto all'aria aperta della stanza. Per materiali "tranquilli" come il PLA non ci sono grossi problemi, ma se utilizzate polimeri igroscopici come il PETG, che tendono ad assorbire l'umidità dell'ambiente circostante rovinando la qualità della stampa, l'assenza di un box chiuso o di un sistema di protezione e isolamento è un aspetto da tenere conto, cosa che vi costringe a gestire i rocchetti con maggiore attenzione se vivete in un ambiente molto umido.

Il secondo grattacapo riguarda la dipendenza totale dai servizi cloud. Le funzioni smart, l'integrazione con l'app e la comodità di monitorare o lanciare le stampe da remoto sono fantastiche quando tutto funziona. Tuttavia, se i server di Elegoo vanno in down - un'evenienza che durante il nostro mese di test abbiamo sperimentato direttamente per qualche ora, riscontrando discussioni simili anche su Reddit -, l'intero ecosistema wireless si blocca. In quei momenti non potete utilizzare le funzioni di rete e dovrete affidarvi o alla connessione LAN, oppure alla chiavetta USB inclusa in confezione, su cui caricare i file manualmente.

Peccato manchi una pagina di stato ufficiale o un canale in cui l'azienda segnala tempestivamente il disservizio e stimi i tempi di ripristino, lasciando l'utente nel dubbio se il problema sia della propria linea Wi-Fi o dei loro server centrali. 

Passiamo alla parte che di sicuro vi interessa di più, ovvero la stampa vera e propria. Mettetevi comodi perché abbiamo stampato tanti modelli, e per ciascuno di essi abbiamo imparato qualcosa.

Tenete conto di un aspetto importante, che bene o male non abbiamo trovato grosse difficoltà perché il software vi dice tutto, automatizza (quasi) tutto, ma che chiaramente di tanto in tanto è emerso qualche dubbio, come giusto che sia. Ma siamo nell'era dell'intelligenza artificiale, ormai è entrata nelle nostre vite e in questi casi si è dimostrata un grande alleato per apprendere le nozioni della stampa 3D e per sviscerare i dubbi che ogni tanto facevano capolino.

Detto questo, per il primo test ho deciso di mettere subito alla prova l'anima più smart della macchina, saltando a piè pari il computer e facendo tutto direttamente dal cellulare.

Ho cercato un oggetto che mi servisse in casa e la scelta è caduta su un porta incenso a forma di aeroplanino di carta. È stato senza ombra di dubbio il banco di prova perfetto per familiarizzare con i tempi e con la gestione del materiale.

Il tempo di stampa è stato di circa 1 ora e 46 minuti, ed il consumo di filamento appena 40 grammi. Non ha necessitato nemmeno di supporti, che è uno dei concetti chiave della stampa 3D.

Chi ha presente questo mondo sa che per le parti "sospese nel vuoto" la stampante deve solitamente creare una serie di strati provvisori (delle strutture a forma di ramificazione o alberello) che sostengono il pezzo durante la lavorazione, per poi essere staccate e gettate via a fine lavoro, evitando che il materiale caldo coli o si sfaldi in filamenti disordinati.

Ecco, l'aeroplanino è un modello progettato per non richiedere alcun supporto. Risultato? Inviato il comando dall'app, la Centauri Carbon 2 Combo ha iniziato a lavorare in totale autonomia e il pezzo è venuto semplicemente perfetto al primo colpo.

Subito dopo il primo esperimento, complice l'arrivo della festa di Halloween, ho deciso di sfruttare la stampante per preparare qualche piccolo addobbo. 

Il primo è stato un fantasmino decorativo pensato per contenere una candelina al suo interno in modo da illuminarsi al buio. A tal proposito, è fondamentale fare una precisione tecnica sui materiali: all'interno va inserita una candelina a LED e mai una candela vera con fiamma viva. Il PLA con cui abbiamo stampato ha infatti un punto di fusione effettivo che si aggira tra i 150 °C e i 180 °C, ma comincia ad rammollirsi e a deformarsi a temperature nettamente inferiori, già intorno ai 55–60 °C (la cosiddetta temperatura di transizione vetrosa). La fiamma diretta di una vera candela farebbe colare o deformare il fantasmino nel giro di pochi minuti. 

Fatta la precisazione, il simpatico personaggio di Halloween ha richiesto appena 45 minuti di stampa e un consumo irrisorio di circa 8 grammi di filamento. 

Successivamente sono passato ad un addobbo più complesso, ovvero una ragnatela decorativa con un ragno nero posizionato al centro, caratterizzata da un bellissimo effetto a doppio colore. Guardando il pezzo finito si nota subito il contrasto netto tra la ragnatela bianca e il ragno nero, ma la cosa interessante è come la macchina ha gestito il cambio materiale.

Trattandosi di un modello che si sviluppa in verticale, dove la stampante completa prima tutta la struttura piana della ragnatela bianca per poi spostarsi in alto ed estrudere il ragno nero sulla superficie, lo spurgo di filamento è stato davvero minimo. La testina non ha dovuto fare continui passaggi avanti e indietro tra i due colori a ogni singolo strato, limitandosi a un unico cambio di materiale pulito verso la fine della lavorazione.

Per completare questo secondo progetto, considerando anche i tempi necessari per le retrazioni del filamento e i cambi di temperatura dell'ugello, la stampante ha impiegato 2 ore e 11 minuti, per un consumo totale di circa 30 grammi di filamento.

Proseguendo con le prove, ho voluto affrontare un concetto fondamentale della stampa 3D, cioè i piatti separati e l'assemblaggio, attraverso un piccolo modello di Topolino dallo stile squadrato, che sembrava uscito direttamente da Minecraft. 

Il modello era composto da quattro colori diversi, ovvero bianco, nero, rosso e giallo, ma invece di far gestire tutto al sistema multicolore in un'unica soluzione, la lavorazione è stata suddivisa su quattro piatti differenti.

Dunque si lancia la stampa dei pezzi di un singolo colore alla volta, si svuota la piattaforma magnetica rimuovendo gli elementi stampati, si rimette il piatto in posizione e si procede con il colore successivo. Questo significa che, teoricamente, potreste realizzare progetti di qualsiasi colore e dimensione anche senza disporre di un sistema a quattro filamenti, semplicemente sostituendo la bobina e lanciando la stampa del piatto corrispondente. Si possono quindi stampare grandi oggetti a pezzi, per poi assemblarli, unirli o incollarli tra loro. 

Per quanto riguarda questo Topolino, i numeri sono stati piuttosto contenuti, circa 14 grammi e mezzo di filamento totale e poco più di un'ora di tempo di lavorazione. Una volta completati i vari pezzi, siamo passati all'assemblaggio manuale. Il viso ha richiesto un filo di colla per essere fissato saldamente alla parte nera del corpo, mentre il resto degli elementi si è incastrato abbastanza bene, sebbene le braccia snodabili tendano a staccarsi con un po' di facilità. Con un pizzichino di colla in più si risolve tutto, ottenendo alla fine una piccola action figure tridimensionale davvero molto simpatica.

Con il progetto successivo abbiamo voluto alzare decisamente l'asticella, cimentandoci con un Winnie the Pooh articolato, davvero delizioso. Presenta anche un piccolo foro sulla testa per far passare un filo, in modo da appendere l'orsetto allo specchietto retrovisore dell'auto o persino come decorazione personalizzata sull'albero di Natale. La particolarità di questo modello è che si tratta di una stampa a pezzo unico, esce dalla stampante già completamente articolato, con le giunture già formate e mobili, e soprattutto già colorato.

Proprio qui, però, abbiamo toccato con mano il vero rovescio della medaglia della stampa multicolore, incappando in un errore che ci è servito da lezione. Guardando il risultato finale, si nota chiaramente che sulla pancia gialla dell'orsetto compaiono delle leggere ombreggiature scure, come se il giallo fosse sporcato da un alone nero.

Il motivo è presto detto: quando l'ugello deve passare da un colore all'altro, è costretto a pulirsi estrudendo del materiale di scarto. Questo materiale in eccesso finisce in parte sulla classica "torre di spurgo" (quella colonnina verticale che si vede stampata a lato sul piatto) e in parte viene espulso direttamente sul retro tramite i residui solidi che nel gergo dei maker vengono comunemente chiamate "cacchette".

Nel software di slicing esiste un parametro specifico chiamato volume di spurgo. Se si cerca di tirare troppo la corda per risparmiare prezioso filamento, riducendo i valori al minimo come ho fatto io per questa prova, la pulizia dell'ugello non è perfetta e i colori finiscono per mescolarsi leggermente tra loro, sporcando le superfici più chiare. Il trucco fondamentale, per evitare di ripetere questo errore, è affidarsi alle impostazioni consigliate dai creatori del modello, oppure sfruttare la funzione di ricalcolo automatico presente in Elegoo Slicer, che calcola autonomamente la quantità di spurgo ideale per quella specifica combinazione di tinte.

Per la cronaca, il peso dell'oggetto finito è circa 24 grammi di filamento effettivo, mentre quello dello spurgo e degli scarti è circa 30 grammi. Il totale del filamento impiegato, dunque, si attesta sui 55 grammi. In sostanza, più della metà del materiale se ne va letteralmente in scarti di pulizia.

Per un oggettino così piccolo, il rapporto tra materiale utilizzato per l'oggetto e materiale sprecato per i cambi di colore è sbilanciatissimo. Se pensiamo a cosa può significare questo fenomeno su stampe multicolore di grandi dimensioni, la quantità di scarto diventa importante. 

Anche il tempo di stampa è notevole, circa 4 ore e 20 minuti di lavoro continuo, ma a onor del vero ne è valsa assolutamente la pena, è un gadget spettacolare e sono sicuro funzionerà benissimo come regalo.

Ovviamente, per evitare gli sprechi di filamento, la soluzione ideale è stampare in tinta unita utilizzando materiali neutri, come il PLA bianco, per poi passare alla colorazione manuale. Ci abbiamo provato, e per farlo ci siamo affidati a dei semplici pennarelli acrilici a doppia punta facilmente reperibili su Amazon.

Il primo esperimento in assoluto con questa tecnica è stato un piccolo e adorabile Chocobo tratto dall'universo di Final Fantasy. Essendo un modello caratterizzato da forme tondeggianti e sporgenze delicate, ha richiesto l'uso dei supporti per reggere le parti sospese durante la lavorazione. Ed è qui che abbiamo dovuto fare i conti con le zampine del Chocobo, così sottili che, nel tentativo di rimuovere i supporti, abbiamo finito per spezzare una gambina al povero pennuto. 

Dopo un paio di tentativi falliti e un po' di pratica, abbiamo capito che il trucco per aggirare il problema consiste nel scegliere supporti più sottili, gli alberi "slim" anziché quelli predefiniti. Una volta superato l'ostacolo e completata la stampa, ci siamo messi all'opera con i pennarelli acrilici.

Subito dopo abbiamo alzato il tiro con un secondo modello, un simpaticissimo Babbo Natale seduto sul water. Anche in questo caso la stampa è stata eseguita in bianco, lasciando a noi il compito di impugnare i pennarelli a doppia punta per colorare il vestito, il viso e ogni singolo dettaglio. Considerando che era soltanto il nostro secondo tentativo con la pittura a mano, il risultato finale è venuto davvero eccezionale.

A proposito di clima delle feste, non potevamo esimerci dal dedicarci a qualche altra creazione a tema natalizio, iniziando con una simpatica pallina di Natale Disney divisa in due componenti, la sfera vera e propria e il caratteristico "pirulino" superiore a cui legare il filo per appenderla all'albero. Come per il Topolino, abbiamo sfruttato la tecnica dei piatti separati stampando prima la palla e poi il cappuccetto, per poi unire i due pezzi con un velo di colla.

Abbiamo anche stampato un omino di pan di zenzero, la cui peculiarità, un po' come il Winnie The Pooh, sta proprio nel fatto che si tratta di un'action figure "in place" a pezzo unico che esce dalla macchina già dotata di giunture perfettamente mobili e articolate. Noi ci siamo divertiti a realizzarlo nella classica combinazione natalizia bianco e rossa, ma le possibilità cromatiche sono infinite e si presta persino a essere reinterpretato con le sembianze del celebre omino di biscotto di Shrek.

Prima di passare agli ultimi due pezzi più complessi e impegnativi, vale la pena sottolineare che la stampante non serve solo a creare statuine o oggetti da collezione, ma si è rivelata utilissima anche per oggetti pratici e funzionali. Abbiamo infatti prodotto una molletta, una piccola gruccia da appendere all'attaccapanni per stendere le calze, un taglierino tascabile a forma di Batarang e persino un paio di forbici assemblabili che, con grande stupore, tagliano davvero, pur richiedendo una goccia di colla istantanea per unire le parti e conservando ovviamente una limitata robustezza strutturale dovuta al materiale.

Tra le prove fatte c'è stato anche un imbuto, che però ci ha permesso di testare sul campo i limiti del PLA. Per chi non lo sapesse, il PLA è il filamento termoplastico per eccellenza, economico, inodore e facilissimo da stampare perché derivato da risorse vegetali come l'amido di mais, ma non è il materiale ideale per i liquidi o per sopportare temperature elevate. Spinti dalla curiosità, abbiamo voluto testare l'imbuto mettendolo in lavastoviglie: il risultato prevedibile è stato una leggera deformazione termica, ricordandoci che per utilizzi a contatto con acqua calda o liquidi specifici è decisamente meglio orientarsi su materiali tecnici più resistenti come il PETG.

Per concludere in bellezza questa carrellata di test, siamo passati alle due stampe più impegnative e complesse di tutta la nostra prova, a cominciare da una splendida ciotola a tema natalizio, ottima come centrotavola o come pratico svuotatasche per le feste. In questo caso abbiamo voluto sfruttare appieno la tecnologia multicolore della stampante, affidandole una lavorazione a quattro colori senza ricorrere ad alcun ritocco manuale.

Ci sono volute più di 11 ore di lavoro continuo della macchina e un consumo complessivo di ben 274 grammi di filamento. Di questi, circa 176 grammi costituiscono il peso effettivo del modello finito, mentre i restanti 100 grammi se ne sono andati tra supporti e torri di spurgo per i cambi cromatici.

È la conferma di come il multicolore comporti inevitabilmente una quantità di scarto importante, ma l'impatto visivo ripaga ogni singola grammature di materiale sprecato. L'effetto finale della ciotola è a dir poco notevole, talmente rifinito, curato e dettagliato nei pattern natalizi che, quando l'abbiamo mostrata ad amici e parenti, sono rimasti letteralmente a bocca aperta nello scoprire che fosse stata prodotta in casa da una stampante 3D, soprattutto grazie all'aver seguito scrupolosamente i parametri di stampa suggeriti dal creatore del modello.

L'ultima creazione, il vero pezzo forte di tutta la nostra recensione, è stato un porta Echo Dot a forma di Buzz Lightyear. O meglio, è una statuetta di Buzz dove, al posto della testa, si incastra alla perfezione il dispositivo Alexa. È un modello che ci ha fatto letteralmente impazzire e che abbiamo voluto realizzare a tutti i costi.

In questo caso, l'autore ha concepito il progetto per la stampa a singolo filamento neutro, lasciando l'intero lavoro cromatico alla successiva pittura a mano. La sfida è determinata dalla quantità enorme di dettagli e sottigliezze presenti sul corpo del personaggio, che richiede una precisione chirurgica e l'impostazione dell'altezza dello strato a 0,12 mm nel software di slicing per garantire superfici lisce e definite.

È stata una maratona: la stampante ha lavorato ininterrottamente per circa 16 ore, impiegando 200 grammi di filamento totale, di cui circa 60 grammi di supporti necessari a sostenere le parti a sbalzo. Per stampe così lunghe, ricche di dettagli e con una base articolata, è fondamentale preparare il terreno eseguendo la calibrazione automatica a 121 punti e assicurandosi che la piastra magnetica in PEI sia perfettamente pulita e priva di impronte o residui di grasso.

Il risultato finale è stato un trionfo, poiché il pezzo è uscito perfetto dal piatto e, una volta pazientemente colorato a mano con i pennarelli acrilici a doppia punta, si è trasformato in un oggetto tridimensionale fenomenale.

Curiosi della stampa 3D, qui sotto abbiamo raccolto tutte le domande che ci sono state fatte durante il periodo di prova, e a cui abbiamo dato risposta. Come ormai detto innumerevoli volte in questa recensione, sono le stesse domande che mi sono posto io prima di provarla.

Il prezzo di listino della Elegoo Centauri Carbon 2 Combo è di 399€ su Amazon Italia, ma sul sito ufficiale la trovate spesso a meno: in questo momento, è a 359€.

Per chi cerca una macchina CoreXY chiusa con multifilamento integrato sotto la soglia dei 400€, il rapporto qualità-prezzo è quasi imbattibile rispetto alla concorrenza.

Un dettaglio da tenere a mente riguarda le bobine proprietarie di Elegoo. L'azienda ha introdotto i tag RFID sul mozzo dei rocchetti: quando inserite una bobina originale Elegoo nel modulo CANVAS, la stampante riconosce in automatico il tipo di materiale, il colore e imposta da sola le temperature ideali sul software. Comodissimo, certo, ma le bobine dotate di tag RFID Elegoo costano in media qualche euro in più, ma in realtà dipende dall'offerta attiva al momento. In basso ve ne mettiamo alcune acquistabili su Amazon Italia, ma potete anche visitare lo store di Elegoo per specifiche campagne promozionali.

La buona notizia è che bobine di altre marche funzionano, non c'è alcun blocco proprietario. La Centauri Carbon 2 Combo accetta filamenti da 1,75 mm di qualsiasi marca (Sunlu, eSUN, ecc.). Tuttavia, per utilizzarle nel sistema multifilamento bisogna adottare due piccole accortezze. Anzitutto, quando inserite una bobina di terze parti, il modulo non la riconoscerà al volo. Vi basterà semplicemente andare sul display touch della stampante o dentro il software Elegoo Slicer e selezionare a mano il tipo di materiale (es. PLA) e il colore associato a quel canale.

Inoltre, i bracci di supporto del sistema CANVAS sono progettati per il diametro interno delle bobine Elegoo. Le bobine di altre marche (come quelle in plastica o in cartone di Sunlu o eSUN) hanno spesso un foro centrale più largo (70-72 mm) o bordi più sottili. Come si risolve? Niente paura, non serve comprare nulla: la prima cosa da fare appena scaricate la stampante è stampare un adattatore per bobine (trovate i modelli 3D gratuiti già pronti su Printables o MakerWorld). Si tratta di semplici anelli in plastica che si infilano nel foro della bobina di terze parti per farla scorrere perfettamente sui rulli della Centauri senza farla traballare o inceppare.

Il sample per questa recensione è stato fornito da Elegoo, che non ha avuto un'anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Potete leggere maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld a questo link.

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