Spotify userà Gemini per creare delle playlist in base a cosa ti circonda
La convergenza tra intelligenza artificiale e dispositivi indossabili sta compiendo passi molto rapidi, e i principali attori del settore tecnologico si stanno già muovendo per non farsi trovare impreparati. Con il lancio imminente degli smart glasses basati sulla piattaforma Android XR, le stime di

La convergenza tra intelligenza artificiale e dispositivi indossabili sta compiendo passi molto rapidi, e i principali attori del settore tecnologico si stanno già muovendo per non farsi trovare impreparati. Con il lancio imminente degli smart glasses basati sulla piattaforma Android XR, le stime di mercato di Google puntano alla vendita di circa 2 milioni di unità soltanto per l’anno in corso.
In tale contesto, Spotify si sta attivando con largo anticipo per integrare i propri servizi all’interno di questo ecosistema inedito. L’azienda svedese sta lavorando per sfruttare l’infrastruttura di Mountain View, puntando in modo deciso sulle capacità avanzate del modello di intelligenza artificiale Gemini.
Spotify e Gemini, una colonna sonora generata dall’ambiente

L’aspetto più interessante emerso dallo sviluppo in corso riguarda l’implementazione delle funzionalità multimodali dell’intelligenza artificiale, pensate per adattare la riproduzione musicale all’ambiente circostante.
Analizzando il codice sorgente della versione 9.1.66.1259 di Spotify, sono state scoperte delle stringhe di testo che indicano un’interazione diretta tra le fotocamere integrate negli occhiali e la piattaforma di streaming.
Gli utenti avranno la possibilità di pronunciare un comando vocale specifico, come ad esempio “Ehi Gemini, crea una colonna sonora per quello che sto guardando“. A quel punto, il sistema analizzerà l’ambiente circostante e selezionerà brani adeguati al contesto.
Un ambiente chiuso come una sala pesi in palestra potrebbe innescare automaticamente una selezione musicale energica, mentre l’osservazione di un panorama naturale o di un tramonto suggerirebbe melodie molto più calme e distensive.
L’interazione vocale è il futuro?
Oltre all’analisi visiva dello spazio, il collegamento del proprio account Google permetterà di gestire l’intera libreria musicale senza dover mai utilizzare le mani o estrarre lo smartphone dalla tasca.
Le porzioni di codice scoperte indicano che l’applicazione fornirà una sorta di tutorial integrato, spiegando agli utenti come massimizzare l’uso del software attraverso i comandi vocali.
Richieste dirette come “Ehi Gemini, crea una playlist con i miei artisti preferiti” permetteranno di ottenere selezioni personalizzate istantanee, affidandosi interamente alle capacità elaborative dell’assistente virtuale per la ricerca delle tracce in tempo reale.
Considerando i vincoli fisici e l’assenza di schermi tradizionali per l’inserimento manuale sulla piattaforma Android XR, l’impiego di un assistente avanzato risulta un passaggio tecnico quasi obbligato per garantire un’usabilità accettabile.
I software di terze parti dovranno inevitabilmente fare affidamento sulle capacità conversazionali per permettere la navigazione tra le varie funzioni.
Resta da verificare sul campo la reattività e la reale precisione di questa funzione di analisi ambientale quando l’hardware raggiungerà gli scaffali dei negozi, ma le premesse indicano una direzione molto chiara verso un ascolto sempre più personalizzato e legato a doppio filo alle situazioni quotidiane.
Questo articolo Spotify userà Gemini per creare delle playlist in base a cosa ti circonda è stato pubblicato in origine su GizChina.it.