Vi manca Skylanders? Gli ex sviluppatori della serie ci riprovano con Voidling Bound
Recensione di Voidling Bound: dagli ex sviluppatori di Skylanders un monster collector che strizza l'occhio a Spore. Scopri pro e contro! L'articolo Vi manca Skylanders? Gli ex sviluppatori della serie ci riprovano con Voidling Bound sembra essere il primo su Smartworld.

Non si può certo dire che Voidling Bound abbia una storia, anche perché si apre con un brevissimo filmato che ci introduce ad una minaccia che sta corrompendo interi universi, che non approfondisce più di tanto. Vi basti sapere che la sostanza malsana creature ostili e, allo stesso tempo, sui vari pianeti nascono esseri capaci di contrastarla. Il nostro protagonista è un astronauta che è in grado di entrare in sintonia mentale con queste creature e controllarle direttamente durante le missioni.
Nell'hub controlliamo l'anonimo personaggio, mentre nelle missioni guidiamo le creature. L'avventura si sviluppa attraverso quattro mondi, di cui l'ultimo in pratica ospita solo la battaglia finale, oltre ad una modalità di fine gioco della quale vi parleremo a breve.
Come avrete senz'altro intuito, il titolo è prima di tutto un monster collector. Durante le missioni si raccolgono uova da schiudere per ottenere nuove creature e frammenti di DNA elementale utilizzati per evolverle. Le specie disponibili sono solo nove, un numero piuttosto limitato, ma ciascuna offre un sistema di progressione abbastanza profondo. Le evoluzioni modificano statistiche, abilità, elementi e persino l'aspetto estetico delle creature, permettendo una buona dose di personalizzazione, ulteriormente impreziosita dai vari servizi offerti nell'hub, dalla palestra per potenziarli, all'incubatrice per sviluppare meglio i loro talenti.
Il gameplay invece è assimilabile ad uno sparatutto d'azione in terza persona, piuttosto pulito ed immediato. Certo, alcune creature combattono in mischia, ma il sistema funziona decisamente meglio con quelle basate sugli attacchi a distanza. Mitragliatrici, fucili a pompa e missili guidati vengono reinterpretati come abilità biologiche dei vari mostri.
Il problema principale, senza girarci troppo attorno, è la varietà. Le nove specie finiscono per essere poche per un gioco che punta molto sulla raccolta e sulla scoperta, e anche il designo dei livelli non aiuta in tal senso. Aprire le uova non è entusiasmante, visto che finirete per avere doppioni su doppioni (su doppioni) da evolvere solo per scoprire tutte le varianti delle stesse.
I pianeti poi appaiono come una successione di arene collegate tra loro: si eliminano tutti i nemici, si purifica la corruzione e si passa alla stanza successiva fino al boss finale. Ogni tanto compare qualche semplice sezione platform, nulla che cambi davvero il ritmo dell'avventura.
Anche le missioni sono piuttosto ripetitive e si dividono sostanzialmente tra modalità sopravvivenza e percorsi lineari da completare stanza dopo stanza. Solo nel finale si sblocca una modalità con elementi roguelite, nella quale si decide se continuare a rischiare per ottenere ricompense migliori o ritirarsi e conservare quanto guadagnato.
Si vede chiaramente che siamo di fronte a una produzione indipendente dal budget contenuto, e i circa 25 euro richiesti lo riflettono. Per dire, i personaggi sono privi di doppiaggio, eppure su quello si può pure soprassedere. È un peccato che la scarsa varietà di creature e il level design molto scolastico ne limitino il potenziale, perché il sistema di evoluzione e personalizzazione funziona davvero bene.
Non solo è possibile modellare l'aspetto della creatura secondo le proprie preferenze, ma anche intrecciare passive, combinare tratti provenienti da specie diverse e modificare le abilità attive tra le varianti sbloccate. Il risultato è un sistema di personalizzazione che, nelle intenzioni, punta a dare libertà creativa e sperimentazione continua.
Ed è proprio questa la parte più riuscita dell'esperienza: la ricerca della combinazione perfetta, la sperimentazione e la costruzione progressiva di una creatura sempre più efficace e coerente con il proprio stile di gioco. Tuttavia, è anche il punto in cui il gioco mostra il suo limite principale. Un sistema del genere avrebbe bisogno di molte più variabili, non necessariamente infinite, ma sicuramente più numerose e varie, oltre a livelli più ricchi e rigiocabili per esprimere davvero tutto il suo potenziale. Così com'è, resta un'idea interessante che non riesce a esplodere del tutto.
Voidling Bound è attualmente disponibile solo su PC ed è interamente in lingua inglese, ed è previsto l'arrivo su altre piattaforme in futuro.
Il codice digitale per questa recensione è stato fornito da Hatchery Games, che non ha avuto un'anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Potete leggere maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld a questo link.
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