I produttori di smartphone non ce la fanno più, rifiutati i nuovi aumenti per le memorie di Samsung
Il mercato globale dell’elettronica di consumo sta attraversando una fase di forte tensione, caratterizzata da uno scontro aperto tra i grandi fornitori di semiconduttori e le principali aziende di telefonia. Al centro di questa disputa vi sono i massicci e continui rincari dei chip di memoria, trai

Il mercato globale dell’elettronica di consumo sta attraversando una fase di forte tensione, caratterizzata da uno scontro aperto tra i grandi fornitori di semiconduttori e le principali aziende di telefonia.
Al centro di questa disputa vi sono i massicci e continui rincari dei chip di memoria, trainati dalla vorace richiesta di componenti per i server e per le tecnologie legate all’intelligenza artificiale.
Di fronte a rincari considerati insostenibili per mantenere sani margini di profitto, marchi di primaria importanza come OPPO, Vivo e Xiaomi hanno iniziato a opporre una netta resistenza, arrivando a respingere le offerte commerciali di giganti come Samsung.
L’esasperazione dei produttori di smartphone è evidente, non sono più disposti a subire passivamente l’aumento dei costi di produzione.
I brand cinesi si oppongono gli aumenti delle memorie Samsung

Le trattative degli ultimi mesi hanno fatto registrare un livello di insofferenza ormai critico da parte degli acquirenti.
Secondo recenti informazioni provenienti dalla catena di approvvigionamento, Oppo e Vivo hanno respinto in blocco le quotazioni per i moduli DRAM proposte da Samsung per il Q3 di quest’anno, nonostante l’aumento percentuale richiesto fosse inferiore rispetto a quello applicato nei trimestri precedenti.
Parallelamente, Xiaomi ha inviato un preciso segnale al mercato rivedendo al rialzo le proprie stime di spedizione per il 2026, passando da 90 milioni a 110 milioni di unità, con un incremento del 16% focalizzato sui modelli più economici.
Questa mossa riflette la convinzione interna all’azienda che il mercato delle memorie stia per raggiungere un punto di rottura, oltre il quale i prezzi dovranno necessariamente stabilizzarsi o calare. Nei mesi scorsi, proprio a causa dei costi proibitivi dei chip, Xiaomi era stata costretta a tagliare per due volte le proprie previsioni, crollate dalle originarie 170 milioni di unità stimate alla fine del 2025.
L’escalation dei costi e l’effetto sui dispositivi economici
La radice di questa crisi risiede in un ciclo di rincari senza precedenti iniziato nella seconda metà del 2025. I dati mostrano un’escalation vertiginosa: nel primo trimestre del 2026, i prezzi dei contratti DRAM hanno registrato balzi tra il 90-95%, mentre le memorie NAND Flash sono cresciute fino al 60%.
La situazione ha un impatto particolarmente devastante sugli smartphone di fascia bassa. Le memorie meno costose stanno letteralmente scomparendo dai listini commerciali. Da aprile 2026, Samsung ha smesso di accettare nuovi ordini per i moduli LPDDR4, seguendo le decisioni analoghe prese da Micron e SK Hynix.
Per i telefoni venduti a meno di 200 euro, il costo della memoria incide ormai per oltre il 30% sul totale dei materiali di assemblaggio. Per mantenere i margini operativi intatti, i prezzi al dettaglio dei dispositivi entry-level dovrebbero aumentare quasi del 50%, un’operazione impossibile da assorbire per la clientela finale.
La priorità ai server e il taglio alla produzione
Nonostante la ferma presa di posizione delle aziende cinesi, gli esperti rimangono cauti su un immediato calo dei prezzi. I principali produttori mondiali stanno dirottando le loro risorse e le capacità produttive più avanzate verso le redditizie memorie ad alta larghezza di banda (HBM), necessarie per alimentare l’insaziabile mercato dell’intelligenza artificiale.
Attualmente, circa il 70% della capacità globale viene assorbito dai data center, sacrificando i volumi destinati a smartphone e computer.
Inoltre, per mantenere alta la redditività, le fonderie stanno attivamente riducendo la produzione di chip per il settore consumer. Le previsioni per il 2026 confermano che aziende come Samsung, SK Hynix e Kioxia hanno pianificato ulteriori tagli ai volumi dei wafer NAND, dimostrando come le dinamiche di scarsità artificiale siano ancora lo strumento principale per difendere le attuali politiche di prezzo.
Questo articolo I produttori di smartphone non ce la fanno più, rifiutati i nuovi aumenti per le memorie di Samsung è stato pubblicato in origine su GizChina.it.