Il boom dell’IA sta fruttando anche a chi vende vernice e asfalto
L’espansione sfrenata delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale ha varcato i confini del comparto prettamente informatico, trasformandosi in una miniera d’oro per settori tradizionalmente considerati distanti dall’alta tecnologia. Mentre l’attenzione si concentra sui grandi produttori di m

L’espansione sfrenata delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale ha varcato i confini del comparto prettamente informatico, trasformandosi in una miniera d’oro per settori tradizionalmente considerati distanti dall’alta tecnologia.
Mentre l’attenzione si concentra sui grandi produttori di microchip e server, un’intera filiera parallela sta registrando profitti record.
Datacenter: una miniera d’oro anche per settori lontani dal tech

La realizzazione dei moderni datacenter, complessi edifici industriali, richiede tonnellate di acciaio, cemento, cavi e vernici protettive. Questo fenomeno sta iniettando liquidità preziosa in aziende storiche dell’economia reale, compensando ampiamente le debolezze di altri segmenti, come quello immobiliare.
I dati sul PIL degli Stati Uniti relativi al secondo trimestre evidenziano chiaramente questa tendenza. Gli investimenti in apparecchiature per l’elaborazione delle informazioni e software hanno generato quasi mezzo punto percentuale della crescita complessiva dell’1,5%.
Sebbene si tratti di un valore leggermente inferiore ai picchi dello scorso anno, resta un contributo formidabile se paragonato alle medie storiche.
Tuttavia, queste stime catturano solo la componente puramente elettronica degli investimenti. I colossi del settore, tra cui Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Qualcomm e Oracle, si preparano a spendere oltre 750 miliardi di dollari in spese in conto capitale durante l’anno in corso.
Una fetta consistente di questo budget imponente si riversa sui materiali da costruzione e sulla componentistica fisica, spingendo al rialzo i fatturati di chi fornisce le materie prime essenziali per edificare queste strutture colossali.
I protagonisti inaspettati del mercato
Le recenti rendicontazioni finanziarie confermano il trend in atto. Sherwin-Williams, noto produttore di vernici, ha visto le proprie azioni balzare dell’8,3% in una sola seduta, segnando il miglior risultato degli ultimi quattro anni.
A trainare la crescita, capace di contrastare la stagnazione del mercato residenziale statunitense, è stata la divisione dei rivestimenti protettivi e navali, con un aumento percentuale delle vendite superiore al 10%, a fronte del 7,5% registrato dall’intero gruppo.
L’amministratrice delegata Heidi Petz ha sottolineato la capacità dell’azienda di fornire soluzioni complete e tempestive per assecondare la voracità infrastrutturale dei fornitori cloud.
Sulla stessa linea si posiziona PPG Industries, il cui management ha segnalato una ricca serie di commissioni in arrivo per vernici ignifughe, pavimentazioni strutturali e rivestimenti dielettrici.
Anche il cablaggio e l’edilizia pesante partecipano in prima linea agli utili. WESCO International ha registrato un incremento del 45% nelle vendite della sua divisione dedicata alle soluzioni per i datacenter, mentre la multinazionale 3M ha beneficiato dell’adozione dei suoi connettori brevettati per cavi in fibra ottica da parte di Microsoft.
Sul fronte dei materiali inerti, realtà come Vulcan Materials e Martin Marietta Materials segnalano una domanda costantemente sostenuta di asfalto e aggregati, alimentata dai grandi cantieri non residenziali.
Un legame a doppio filo e nuovi rischi
Questa interconnessione dimostra come la transizione digitale si stia fondendo con il tessuto industriale primario, distribuendo enormi flussi di capitale lungo tutta la catena di approvvigionamento.
Le imprese che un tempo dipendevano quasi esclusivamente dall’andamento delle costruzioni civili o dalle infrastrutture pubbliche trovano ora un motore inaspettato nei poli computazionali.
Tale legame diretto, tuttavia, porta con sé un’inevitabile esposizione. Affidarsi in maniera così marcata al ciclo di investimenti del settore tecnologico significa che, in caso di rallentamento o saturazione della spesa per i datacenter, le ripercussioni si propagherebbero rapidamente dalle aziende della Silicon Valley fino ai produttori di calcestruzzo, aggiungendo un nuovo livello di volatilità ai fatturati della manifattura tradizionale e all’intera economia nazionale.
Questo articolo Il boom dell’IA sta fruttando anche a chi vende vernice e asfalto è stato pubblicato in origine su GizChina.it.