Recensione Osmo Pocket 4P: DJI alza (nuovamente) l’asticella

Quando DJI presentò la prima Osmo Pocket riuscì praticamente a creare una categoria di prodotto che fino a quel momento non esisteva. L’idea di racchiudere una videocamera stabilizzata su tre assi all’interno di un corpo realmente tascabile fu talmente geniale che negli anni si è trasformata nello s

Recensione Osmo Pocket 4P: DJI alza (nuovamente) l’asticella

Quando DJI presentò la prima Osmo Pocket riuscì praticamente a creare una categoria di prodotto che fino a quel momento non esisteva. L’idea di racchiudere una videocamera stabilizzata su tre assi all’interno di un corpo realmente tascabile fu talmente geniale che negli anni si è trasformata nello strumento di riferimento per creator, videomaker, giornalisti e chiunque abbia bisogno di registrare contenuti di qualità senza portarsi dietro mirrorless, gimbal e obiettivi.

Ebbene, con la DJI Osmo Pocket 4P l’azienda cinese non si limita ad aggiornare il progetto precedente, ma introduce alcune novità che cambiano sensibilmente il modo di utilizzare una videocamera di questo tipo. La più evidente è sicuramente il nuovo sistema a doppio obiettivo, una soluzione che permette di passare da una focale grandangolare ad una medio tele senza ricorrere a crop digitali, aumentando notevolmente la versatilità durante le riprese.

Accanto a questa novità troviamo un nuovo sensore da 1 pollice, il profilo colore D-Log 2 a 10 bit, una gamma dinamica di ben 17 stop, il nuovo sistema ActiveTrack 8.0 e numerosi affinamenti software che rendono questa Pocket la più completa mai realizzata da DJI.

Dopo diversi anni in cui il mercato sembrava essersi stabilizzato, DJI torna quindi ad innovare un settore che lei stessa ha creato. La domanda, però, è sempre la stessa: vale davvero il prezzo richiesto? E soprattutto, rappresenta un aggiornamento realmente interessante per chi possiede già una Pocket 3 o continua ad essere una videocamera destinata esclusivamente ai creator?

Recensione DJI Osmo Pocket 4P: la miglior videocamera tascabile del 2026?

Confezione e bundle

DJI continua a proporre una confezione estremamente curata, come ormai ci ha abituato da diversi anni. L’esperienza di unboxing è premium e trasmette immediatamente la sensazione di trovarsi davanti ad un prodotto pensato per un utilizzo professionale. La versione standard include tutto il necessario per iniziare a registrare fin da subito: la videocamera, la cover protettiva, il cavo USB-C per la ricarica e il trasferimento dati, il cinturino da polso e gli accessori indispensabili per l’utilizzo quotidiano.

Ci sono poi due bundle “Combo”. La Combo Standard rappresenta il punto di accesso alla gamma e include tutto il necessario per iniziare a registrare fin da subito, dalla videocamera alla custodia protettiva, passando per l’impugnatura con filettatura da 1/4 di pollice, il cavo USB-C, il laccetto da polso e la pratica luce di riempimento.

Per chi, invece, crea contenuti con maggiore frequenza, è disponibile la Combo Vlog, che aggiunge una serie di accessori particolarmente interessanti come il DJI Mic Mini 2 per una registrazione audio di qualità superiore, il nuovo FrameTap per il controllo remoto della videocamera, il mini treppiede Osmo e una custodia premium più capiente.

Personalmente, se l’obiettivo è utilizzare Osmo Pocket 4P per YouTube, Instagram o TikTok, ritengo che la Combo Vlog sia la scelta più sensata: la differenza di prezzo rispetto alla versione Standard è relativamente contenuta e acquistare gli stessi accessori separatamente comporterebbe una spesa decisamente superiore, oltre a offrire un’esperienza d’uso completa fin dal primo giorno.

Design e qualità costruttiva

Osservando la Osmo Pocket 4P da vicino, si potrebbe quasi avere l’illusione che possa sembrare quasi identica alla generazione precedente, ma basta utilizzarla per pochi minuti per accorgersi di quanto lavoro sia stato svolto sotto la scocca. DJI ha mantenuto quella filosofia progettuale che ha reso celebre la serie Pocket: dimensioni estremamente compatte, peso contenuto e possibilità di infilarla letteralmente nella tasca dei jeans senza creare alcun ingombro.

Con circa 230 grammi di peso, Osmo Pocket 4P continua ad essere una delle videocamere stabilizzate più portatili presenti sul mercato. È uno di quei prodotti che finiscono sempre nello zaino, semplicemente perché non occupano spazio e sono immediatamente pronti all’utilizzo.

I materiali trasmettono un’ottima sensazione di solidità. La plastica utilizzata è di qualità elevata, gli assemblaggi sono impeccabili e anche il nuovo gruppo ottico appare estremamente robusto nonostante le dimensioni ridotte. Rimane poi uno degli elementi che più ho sempre apprezzato nella famiglia Pocket: il gimbal meccanico a tre assi protegge automaticamente la videocamera quando viene spenta, riducendo il rischio di danneggiamenti durante il trasporto. Purtroppo però, a differenza della Insta360 Luna Ultra, Osmo Pocket 4P non arriva con un case protettivo da utilizzare per il trasporto. Peccato.

DJI Osmo Pocket 4P durante il test della nostra recensione

Il display touchscreen continua ad essere uno dei punti di forza dell’interfaccia. La rotazione permette non solo di passare rapidamente dalla modalità orizzontale a quella verticale, ma anche di accendere immediatamente la videocamera e iniziare a registrare in pochissimi secondi.

È una caratteristica che può sembrare banale sulla carta, ma che nell’utilizzo quotidiano fa realmente la differenza. Molto spesso il momento migliore da riprendere dura soltanto pochi secondi e poter iniziare a registrare praticamente all’istante rappresenta un vantaggio enorme rispetto ad una mirrorless tradizionale.

Sensori e doppio obiettivo

La vera rivoluzione introdotta da DJI riguarda però il comparto ottico. Per la prima volta la serie Pocket integra due obiettivi fisici completamente differenti, eliminando uno dei principali limiti delle generazioni precedenti.

L’ottica principale utilizza un nuovo sensore CMOS da 1 pollice associato ad una lunghezza focale equivalente di circa 20 mm con apertura f/2.0. Si tratta della fotocamera pensata per la maggior parte delle situazioni: vlog, paesaggi, interni, riprese urbane e video in movimento.

DJI Osmo Pocket 4P durante il test della nostra recensione

Accanto troviamo invece un secondo obiettivo equivalente ad un 60 mm con apertura f/1.8, studiato principalmente per ritratti, dettagli e riprese in cui si desidera comprimere maggiormente la prospettiva. E la differenza rispetto ad un semplice zoom digitale è enorme.

Quando si utilizza una focale grandangolare, infatti, il soggetto tende inevitabilmente ad apparire più distante e lo sfondo assume una prospettiva molto ampia. Con il nuovo teleobiettivo, invece, la scena cambia completamente: il soggetto acquista maggiore importanza, lo sfondo viene compresso e l’effetto finale risulta molto più vicino a quello di una videocamera professionale.

Per chi realizza vlog questo significa poter alternare rapidamente due linguaggi cinematografici completamente differenti senza dover cambiare obiettivo o utilizzare accessori esterni.

DJI Osmo Pocket 4P durante il test della nostra recensione

Anche durante le riprese di prodotti questa soluzione offre vantaggi evidenti. È possibile passare da un’inquadratura ampia ad un dettaglio molto più naturale senza compromettere la qualità dell’immagine attraverso crop digitali.

Un’altra novità particolarmente interessante riguarda il nuovo sensore principale. DJI continua ad utilizzare un sensore da 1 pollice, ma introduce una nuova architettura basata sulla tecnologia LOFIC (la stessa vista nello Xiaomi 17 Ultra, per intenderci), una soluzione progettata per aumentare sensibilmente la gamma dinamica disponibile.

In termini pratici significa riuscire a registrare contemporaneamente molte più informazioni sia nelle alte luci sia nelle zone d’ombra.

Pensiamo, ad esempio, ad una classica ripresa al tramonto oppure ad una persona controluce davanti ad una finestra. In situazioni di questo tipo una videocamera tradizionale tende inevitabilmente a sacrificare una delle due aree dell’immagine: o il cielo risulta completamente bruciato oppure il volto del soggetto diventa troppo scuro.

DJI Osmo Pocket 4P durante il test della nostra recensione

Grazie alla nuova architettura del sensore, DJI dichiara una gamma dinamica fino a 17 stop, ed è un valore che sulla carta si avvicina a quello di videocamere decisamente più costose e destinate al settore cinematografico. Naturalmente il dato numerico racconta solo una parte della storia, ma il principio è estremamente interessante perché offre una maggiore libertà sia durante la registrazione sia nella successiva fase di color grading.

Per chi lavora abitualmente con software come DaVinci Resolve, Premiere Pro o Final Cut Pro significa poter recuperare una quantità molto più elevata di dettagli senza introdurre rumore digitale o artefatti particolarmente evidenti.

D-Log 2 a 10 bit

Tra le novità che personalmente considero più importanti c’è l’introduzione del nuovo profilo colore D-Log 2 a 10 bit. Chi è alle prime armi potrebbe pensare che si tratti semplicemente di un’immagine più “spenta”, ma in realtà il funzionamento è molto diverso.

Un profilo Log registra volutamente un’immagine piatta e poco contrastata perché il suo obiettivo non è quello di essere immediatamente gradevole, bensì quello di conservare la maggiore quantità possibile di informazioni cromatiche.

DJI Osmo Pocket 4P durante il test della nostra recensione

Grazie alla registrazione a 10 bit vengono acquisiti oltre un miliardo di colori, contro i circa 16 milioni di un tradizionale file a 8 bit. Questo significa poter modificare esposizione, contrasto, saturazione e tonalità durante la post-produzione con una libertà decisamente superiore, riducendo il rischio di bande cromatiche e mantenendo transizioni molto più naturali tra una tonalità e l’altra.

È una funzione che probabilmente molti utenti occasionali non utilizzeranno mai, ma rappresenta un passo importante verso un utilizzo sempre più professionale della serie Pocket.

Insomma, sommando il nuovo sensore, la maggiore gamma dinamica e il D-Log 2, DJI ha chiaramente cercato di avvicinare la qualità delle proprie videocamere tascabili a quella di prodotti che, fino a pochi anni fa, appartenevano a categorie completamente differenti.

Qualità video, stabilizzazione e ActiveTrack 8.0

Se il design rappresenta un’evoluzione piuttosto conservativa rispetto alla generazione precedente (eccezion fatta per il doppio obiettivo), è durante le riprese che DJI Osmo Pocket 4P mostra realmente il lavoro svolto dagli ingegneri dell’azienda. Gran parte delle novità, infatti, non riguardano tanto l’hardware in sé, quanto il modo in cui sensore, processore d’immagine, stabilizzatore e algoritmi software collaborano per ottenere un risultato che, fino a qualche anno fa, sarebbe stato impensabile su un dispositivo di appena 230 grammi.

La qualità video è, senza troppi giri di parole, il vero motivo per cui acquistare questa videocamera. Perché è palese che DJI abbia preferito concentrarsi su ciò che realmente incide sulla qualità finale delle immagini: gamma dinamica, gestione delle alte luci, resa cromatica e stabilizzazione.

DJI Osmo Pocket 4P durante il test della nostra recensione

Il nuovo sensore da 1 pollice offre un livello di dettaglio elevatissimo già utilizzando il profilo colore standard. Le immagini risultano molto nitide senza essere eccessivamente elaborate, con uno sharpening meno aggressivo rispetto a quello che si osserva su molti smartphone di fascia alta. Questo permette di ottenere una resa più naturale, soprattutto nella vegetazione, nelle texture degli edifici e negli incarnati.

Uno degli aspetti che mi ha convinto maggiormente riguarda proprio la gestione della luce. Le scene particolarmente contrastate rappresentano da sempre uno dei limiti principali delle videocamere compatte, ma DJI è riuscita a migliorare sensibilmente questo aspetto. Anche registrando in pieno controluce oppure durante il tramonto, il sensore riesce a mantenere una quantità di informazioni molto elevata sia nelle zone illuminate sia nelle ombre, evitando quell’effetto di “chiusura” che spesso caratterizza prodotti appartenenti a questa categoria.

Naturalmente non bisogna aspettarsi i miracoli di una cinepresa professionale, ma considerando dimensioni e peso, il risultato è davvero notevole.

DJI Osmo Pocket 4P durante il test della nostra recensione

Il supporto alla registrazione in D-Log 2 rappresenta poi un enorme vantaggio per chi lavora abitualmente in post-produzione. Registrando con questo profilo colore è possibile recuperare esposizione, modificare il bilanciamento del bianco e intervenire sulla color correction con una libertà decisamente superiore rispetto ad un classico file Rec.709.

La registrazione a 10 bit, inoltre, permette di preservare sfumature cromatiche molto più ricche, riducendo il rischio di banding durante le gradazioni del cielo o nelle transizioni di colore più delicate. È una funzione che probabilmente verrà sfruttata soprattutto dai videomaker professionisti, ma dimostra chiaramente quanto DJI stia cercando di avvicinare la serie Pocket al mondo della produzione video di livello superiore.

Anche la possibilità di registrare filmati fino a 4K a 240 fps amplia enormemente le possibilità creative. Lo slow motion ottenuto è estremamente fluido e consente di valorizzare scene d’azione, sport, schizzi d’acqua, esplosioni di polvere o qualsiasi movimento particolarmente rapido. In questi casi la qualità rimane sorprendentemente elevata, soprattutto considerando che si tratta di una videocamera tascabile.

Il gimbal meccanico resta il vero punto di forza

Negli ultimi anni gli smartphone hanno fatto enormi passi avanti nella stabilizzazione elettronica, ma utilizzare Osmo Pocket 4P è sufficiente per ricordarsi quanto un vero stabilizzatore meccanico continui ad essere superiore nella maggior parte delle situazioni. Anche perché il sistema a tre assi sviluppato da DJI deriva direttamente dall’esperienza maturata con la famiglia Ronin e continua ad essere uno dei migliori presenti sul mercato.

Camminando normalmente si ottengono riprese estremamente fluide, prive di oscillazioni improvvise e soprattutto molto naturali. A differenza della stabilizzazione elettronica, infatti, il gimbal non è costretto a ritagliare continuamente l’immagine e non introduce quell’effetto artificiale che spesso rende evidente l’intervento del software.

DJI Osmo Pocket 4P durante il test della nostra recensione

Anche correndo oppure salendo rapidamente delle scale il comportamento rimane molto convincente. Ovviamente non sostituisce completamente un gimbal professionale di dimensioni maggiori, ma per vlog, reportage, eventi e contenuti social il risultato è assolutamente di alto livello.

Molto interessante anche il lavoro svolto dal motore del gimbal durante i movimenti panoramici. Le rotazioni risultano estremamente progressive e trasmettono quella sensazione cinematografica che rappresenta uno dei motivi principali per cui tanti creator continuano a preferire la serie Pocket agli smartphone.

Un’altra funzione che beneficia dell’evoluzione hardware è il nuovo ActiveTrack 8.0: DJI ha lavorato molto sull’intelligenza artificiale che gestisce il riconoscimento dei soggetti, ottenendo un sistema decisamente più affidabile rispetto al passato.

DJI Osmo Pocket 4P durante il test della nostra recensione

Durante un vlog, ad esempio, basta selezionare il proprio volto affinché il gimbal inizi automaticamente a seguirlo, mantenendolo costantemente al centro dell’inquadratura anche mentre ci si muove.

Il comportamento risulta convincente non soltanto con le persone, ma anche con animali domestici, automobili, biciclette e numerosi altri soggetti in movimento. Anche quando il soggetto viene temporaneamente coperto da un ostacolo, il sistema riesce nella maggior parte dei casi a ritrovarlo rapidamente senza perdere il tracking.

Una funzione particolarmente interessante riguarda la possibilità di gestire più soggetti contemporaneamente. L’algoritmo è infatti in grado di adattare automaticamente l’inquadratura mantenendo una composizione equilibrata anche quando entrano nuove persone nella scena, riducendo la necessità di intervenire manualmente sul gimbal.

Insomma, per chi realizza contenuti in autonomia rappresenta probabilmente una delle caratteristiche più utili dell’intera videocamera.

Qualità fotografica

Sebbene la serie Pocket sia nata principalmente per il video, DJI continua a migliorare anche il comparto fotografico. La nuova Osmo Pocket 4P permette di scattare immagini fino a 37 megapixel, offrendo un livello di dettaglio più che sufficiente per l’utilizzo sui social, per piccoli lavori editoriali o per accompagnare contenuti destinati al web.

DJI Osmo Pocket 4P durante il test della nostra recensione

Le fotografie beneficiano dello stesso sensore utilizzato per i video e questo si traduce in colori naturali, buona gamma dinamica e un’esposizione generalmente molto affidabile.

Ovviamente non si tratta di una fotocamera pensata per sostituire una mirrorless o uno smartphone top di gamma dedicato alla fotografia, ma rappresenta comunque un valore aggiunto interessante. Avere la possibilità di alternare rapidamente foto e video senza cambiare dispositivo rende Osmo Pocket 4P ancora più versatile durante viaggi, eventi o produzioni rapide.

Audio sorprendentemente completo

Anche il comparto audio continua a rappresentare uno dei punti di forza della serie Pocket. I microfoni integrati registrano un suono pulito e ben definito già nelle situazioni quotidiane, mentre la compatibilità con l’ecosistema OsmoAudio permette di collegare rapidamente i microfoni wireless DJI ottenendo una qualità praticamente professionale senza necessità di ricevitori esterni.

Per chi registra vlog, interviste o contenuti destinati a YouTube, questa integrazione semplifica enormemente il workflow e permette di passare dalla registrazione alla pubblicazione in tempi davvero molto ridotti.

Applicazione

Uno degli aspetti spesso sottovalutati riguarda il software che accompagna la videocamera. DJI Mimo è ormai diventata una piattaforma estremamente matura e continua a rappresentare uno dei migliori esempi di integrazione tra hardware e software nel settore delle videocamere compatte.

DJI Osmo Pocket 4P durante il test della nostra recensione

L’associazione con lo smartphone richiede pochi secondi e, una volta completata, è possibile controllare praticamente ogni parametro della videocamera direttamente dal telefono. Dall’app si possono modificare risoluzione, frame rate, profili colore, modalità di tracking, velocità del gimbal e numerose altre impostazioni avanzate che normalmente richiederebbero menu molto più complessi.

Molto comoda anche la funzione di trasferimento rapido dei file tramite USB 3.1, che consente di esportare i video a velocità elevate, riducendo notevolmente i tempi necessari per iniziare il montaggio. Nel complesso DJI Mimo continua ad essere una delle applicazioni meglio realizzate della categoria e rappresenta un valore aggiunto importante nell’esperienza d’uso quotidiana.

Autonomia e ricarica

Secondo quanto dichiarato dall’azienda, la nuova videocamera è in grado di raggiungere fino a 210 minuti di autonomia nelle condizioni di utilizzo previste dai test ufficiali, un dato particolarmente interessante considerando l’hardware decisamente più evoluto rispetto al passato.

DJI Osmo Pocket 4P durante il test della nostra recensione

Come sempre accade però, l’autonomia reale varia sensibilmente in base alla modalità di registrazione utilizzata. Girando in 4K ad alto frame rate, sfruttando il tracking continuo oppure registrando con il display sempre acceso, è inevitabile osservare consumi superiori rispetto a quelli dichiarati. Rimane comunque una videocamera che permette di affrontare tranquillamente una giornata di riprese intermittenti senza la costante preoccupazione della batteria.

Molto convincente anche la ricarica rapida. DJI Osmo Pocket 4P si ricarica dallo 0 all’80% in circa 18 minuti, un valore che nella pratica cambia completamente l’esperienza d’uso. Durante una pausa pranzo o uno spostamento in auto è possibile recuperare una quantità di energia sufficiente per riprendere a lavorare senza particolari limitazioni.

Prezzo di vendita e considerazioni

DJI propone Osmo Pocket 4P ad un prezzo di partenza di 609 euro per la versione Standard, mentre la Combo Vlog viene commercializzata a 699 euro. Non si tratta certamente di una cifra contenuta e, osservando esclusivamente la scheda tecnica, qualcuno potrebbe ritenere eccessivo spendere oltre seicento euro per una videocamera tascabile.

La realtà, però, è leggermente diversa. Osmo Pocket 4P non compete direttamente con uno smartphone, così come non compete realmente con una mirrorless tradizionale. DJI ha costruito negli anni una categoria completamente nuova, che unisce la praticità di uno smartphone, la qualità di una videocamera dedicata e la fluidità di un gimbal professionale in un dispositivo che entra realmente in tasca.

DJI Osmo Pocket 4P durante il test della nostra recensione

Il nuovo doppio obiettivo rappresenta probabilmente la novità più importante introdotta dall’azienda negli ultimi anni, perché aumenta concretamente la libertà creativa durante le riprese e permette di ottenere inquadrature che, fino alla generazione precedente, richiedevano inevitabilmente compromessi.

Molto convincenti anche il nuovo sensore, la maggiore gamma dinamica, il supporto al D-Log 2 e l’evoluzione dell’ActiveTrack, tutte caratteristiche che contribuiscono a rendere questa Pocket ancora più matura e orientata verso un utilizzo professionale.

Naturalmente non è un aggiornamento obbligatorio per tutti. Chi possiede già una Osmo Pocket 3 potrebbe valutare attentamente se il nuovo doppio obiettivo rappresenti un’esigenza concreta nel proprio flusso di lavoro. Se invece si proviene dalle prime generazioni oppure si desidera acquistare per la prima volta una videocamera tascabile, questa rappresenta probabilmente la proposta più completa oggi disponibile sul mercato.

Personalmente ritengo che DJI abbia scelto la strada giusta. Invece di rincorrere semplicemente numeri sempre più elevati sulla scheda tecnica, ha lavorato su quegli aspetti che migliorano realmente l’esperienza quotidiana: una qualità d’immagine più elevata, maggiore flessibilità creativa, un tracking ancora più intelligente e un ecosistema ormai difficilmente eguagliabile dalla concorrenza.

Osmo Pocket 4P non rivoluziona completamente il concetto introdotto dalle generazioni precedenti, ma lo perfeziona sotto praticamente ogni aspetto. È una videocamera che riesce a coniugare semplicità d’utilizzo e funzionalità professionali come poche altre sul mercato, confermando ancora una volta DJI come punto di riferimento assoluto in questa categoria.

Per chi crea contenuti con continuità, il prezzo richiesto è sicuramente importante, ma appare coerente con ciò che il prodotto offre. Più che un semplice gadget tecnologico, Osmo Pocket 4P è uno strumento di lavoro estremamente versatile, destinato ad accompagnare creator e videomaker per molti anni, e proprio questa longevità rappresenta, a mio avviso, uno dei motivi principali che ne giustificano l’investimento.

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