Non solo DMA, Apple dovrà combattere anche negli USA per la sua posizione dominante
Una coalizione bipartisan di senatori statunitensi ha riportato sul tavolo politico l’American Innovation and Choice Online Act, un disegno di legge noto con l’acronimo AICOA. L’iniziativa, guidata dal repubblicano Chuck Grassley e dalla democratica Amy Klobuchar, mira a limitare le pratiche commerc

Una coalizione bipartisan di senatori statunitensi ha riportato sul tavolo politico l’American Innovation and Choice Online Act, un disegno di legge noto con l’acronimo AICOA.
L’iniziativa, guidata dal repubblicano Chuck Grassley e dalla democratica Amy Klobuchar, mira a limitare le pratiche commerciali delle più grandi aziende tecnologiche globali.
Il provvedimento prende di mira specificamente le piattaforme digitali che generano entrate lorde annue superiori a 175 miliardi di dollari e che raggiungono almeno il 34% delle famiglie americane, oppure il 34% degli utenti attivi mensili di età superiore ai dodici anni.
Tra i colossi direttamente interessati dalle norme figurano Google, Amazon, Meta e, inevitabilmente, Apple.
AICOA: la proposta di legge americana che vuole favorire la concorrenza

La proposta legislativa stabilisce una serie di divieti mirati per smantellare le dinamiche monopolistiche. Se la legge venisse approvata definitivamente, alle grandi piattaforme sarebbe categoricamente proibito favorire i propri servizi a discapito di quelli offerti da terzi, così come utilizzare i dati aziendali privati per competere slealmente con le realtà emergenti.
Inoltre, i legislatori intendono impedire l’imposizione di impostazioni predefinite fisse, vietare le ritorsioni contro le aziende che sollevano questioni legali e garantire che gli utenti possano trasferire i propri dati da un ecosistema all’altro senza ostacoli artificiali.
Il testo, supportato da marchi come Mozilla, Proton, Yelp e DuckDuckGo, conferirebbe al Dipartimento di Giustizia e alla Federal Trade Commission nuovi poteri sanzionatori, pur assicurando il mantenimento delle tutele essenziali per la sicurezza nazionale e la proprietà intellettuale.
La dura opposizione di Cupertino
La reazione di Apple è stata immediata e particolarmente severa. La multinazionale californiana ha criticato l’inclusione di norme che definisce di stampo europeo, affermando che tali restrizioni soffocherebbero l’innovazione tecnologica e imporrebbero alterazioni dell’esperienza utente mai richieste dai cittadini.
Un tema centrale della difesa di Cupertino riguarda l’integrità dei dispositivi: secondo i vertici della società, l’apertura forzata dei sistemi operativi e l’obbligo di consentire negozi di applicazioni esterni comprometterebbero gravemente la privacy, esponendo i consumatori a rischi e indebolendo i filtri di controllo parentale necessari per la tutela dei minori.
Per rafforzare la propria tesi, Apple ha tracciato un parallelo diretto tra le richieste del Senato americano e il Digital Markets Act dell’Unione Europea.
L’azienda sottolinea come l’applicazione del DMA abbia già causato pesanti ritardi nello sviluppo, bloccando ad esempio l’integrazione di recenti strumenti di intelligenza artificiale sui dispositivi europei a causa delle complesse regole di interoperabilità.
Questo articolo Non solo DMA, Apple dovrà combattere anche negli USA per la sua posizione dominante è stato pubblicato in origine su GizChina.it.